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Joe Bonamassa – Recensione – Different Shades of Blue

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JOE BONAMASSA Different Shades of BlueArtista: Joe Bonamassa
Titolo: Different Shades of Blue
Etichetta: MASCOT
Autore: Davide Zucchi

 

Joe imbocca la strada giusta, e non si distrae
Il ragazzaccio di Utica è tornato. Questa è una non notizia, visto il ritmo seriale con cui Joe stampa dischi (o li mette a disposizione nei formati più svariati). Diciamo subito che DIFFERENT SHADES OF BLUE è il tipico Bonamassa-record, composto ed eseguito bene, senza passaggi a vuoto e con l’ormai consolidata capacità di alternare brani lenti e blues, ad altri più scatenati, passaggi di bel canto a cavalcate strumentali. Una ricetta che il chitarrista ha oramai collaudato, complice una vena compositiva prolifica che, giova ricordarlo, negli ultimi anni ha avuto un’indiscutibile impennata qualitativa. La prima perla del disco è Oh Beautiful!, un blues con tipica apertura lenta, pronto a deflagrare non appena l’ampli è satollo di silenzio. Bonamassa si dimostra a proprio agio col canto, oltre che preciso e decisamente ispirato negli assoli. Subito dopo una prima piccola svolta, Love Ain’t A Love Song, dove il registro è decisamente più funky: esperimento interessante, anche se non del tutto inedito, che riconferma Joe come un artista decisamente più onnivoro di quanto ci eravamo abituati a considerarlo. Quel che ci piace di più del “nuovo Bonamassa” è però l’attitudine con cui si dedica alla composizione e in particolare agli assoli. Ci sembra infatti che Joe non si contenti più di suonare “alla BB King”, o di ricalcare i suoi maestri, Jimmy Page su tutti. C’è un qualcosa di più immediato e più fresco nelle note che provengono dalla sua chitarra. Sensazioni di cui si ha precisa percezione in Loving On The Moon, dove i 4/4 non suonano stinti e ingabbiati, il riff è impreziosito dai fiati in controtempo, l’assolo è ricercato, ma non logorato da sovraincisioni. Si fa così strada la sensazione che il vero salto di qualità Joe l’abbia fatto in termini di naturalezza e immediatezza. Il bluesaccio sporco di Heartache Follows Wherever I Go ne è ulteriore dimostrazione. Qui il chitarrista crea melodia con semplicità e, se è vero che oramai nel blues c’è poco da inventare, accostando con gusto materiali di provenienza diversa. Ad esempio in Heartache… cita vagamente Hendrix, abbozzando col crybaby, poi il timbro di chitarra vira decisamente verso l’hard rock. Joe Bonamassa non è un genio innovatore della chitarra o un nuovo, messianico guitar hero; più semplicemente, DIFFERENT SHADES OF BLUE ci parla di un artista che conosce a menadito il blues, sa molto bene da dove viene e prova a immaginare in quale direzione andrà. Non è roba da poco. Non è roba da tutti.
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