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Dave Grohl: uscire dall’ombra di Kurt Cobain


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Da “Il batterista di Smells Like Teen Spirit” ai Foo Fighters…

Il primo assaggio dei Foo Fighters lo diede, nel gennaio 1995, Eddie Vedder passando alla radio il demo contenente Exhausted e la cover di Gas Chamber degli Angry Samoans, che Grohl gli aveva lasciato qualche mese prima. “Il batterista di Smells Like Teen Spirit” era ancora segnato dallo spaventoso modo scelto da Kurt Cobain per lasciare il mondo e l’approccio punk scanzonato di alcuni pezzi, così come i video ironici dei singoli, fecero intendere da subito l’intenzione di cancellare quella tragedia.

Nirvana in 1993 (from left): Kurt Cobain, Krist Novoselic, Dave Grohl.

Passai buona parte delle interviste a difendermi dall’accusa di avere dedicato I’ll Stick Around a Kurt. Soprattutto il verso I don’t owe you anything… Ho giurato sulla Bibbia. Sono una persona sensibile e non gli avrei mai mancato di rispetto. Qualche domanda mi fu rivolta pure per la copertina: sono appassionato di sci-fi e quella raffigurata è la pistola giocattolo di Buck Rogers, ma in fondo erano passati solo quindici mesi da quando Kurt si era tolto la vita”. E aggiunge: “Ho riflettuto molto sul fatto che i Nirvana fossero dei pessimi comunicatori. Eravamo totalmente passivi-aggressivi. È qualcosa che cerco tuttora di dominare e quando trasmetto un’opinione penso di essere stupido oppure ho paura di diventare la più grande testa di cazzo del pianeta. Ma in questa band siamo orgogliosi delle nostre qualità comunicative”.

Dave Grohl doveva dimostrare di valere qualcosa e saper scrivere una canzone, soprattutto dopo l’ascesa dei Nirvana…

I’ll Stick Around e Big Me andarono abbastanza bene, ma FOO FIGHTERS non vendette come avrebbe potuto. Soprattutto Grohl doveva dimostrare di sapere scrivere canzoni, suonare la chitarra e cantare, dopo avere vissuto dal suo drum kit l’esplosione del grunge e l’incredibile ascesa dei Nirvana. I suoi testi erano indecifrabili, a parte quello di Oh George (Trace around the corner / this is what I’ve learned / always waited for my turn…) e la violenza di alcuni passaggi venne definita come “pugni che proteggono un viso vulnerabile”.

Nel 1996 il gruppo registrò una cover di Down In The Park di Gary Numan, per la colonna sonora di X Files, poi invitò in studio Gil Norton (Pixies, Throwing Muses) per dare alla luce THE COLOUR AND THE SHAPE. “Avevo registrato il primo album tutto per conto mio e in soli cinque giorni. Volevo che suonasse bene, ma non avevo intenzione di pubblicarlo. Il suono di chitarra è sempre lo stesso, il suono di batteria è sempre lo stesso e le parti vocali sono affrettate. Per il secondo album, l’approccio è stato totalmente diverso. Ho speso più tempo sugli arrangiamenti e sui testi. Avevo meno paura di dire qualcosa. Wind Up per esempio parla della stampa e di quando mi capita di leggere di musicisti che passano il tempo a lamentarsi. Divento matto a pensare a questi individui che non capiscono quanto siano fortunati. Ci sono le rockstar e poi ci sono quelli come me, fanatici della tecnologia e degli UFO”.

Finalmente i Foo Fighters possedevano un’identità sonora, in costante bilico tra alternative rock e punk collegiale, e soprattutto canzoni come Monkey Wrench e Everlong, in grado di stoppare qualunque critica. Intanto la line-up cambiò ancora con l’ingresso di Taylor Hawkins, già batterista di Alanis Morissette, e Franz Stahl al posto di Pat Smear. “Credo che Pat abbia lasciato la band” – rammenta Grohl – “per la paura di volare. Non aveva più voglia di venire in tour ed era comprensibile che avesse altri interessi. Franz è quasi un fratello per me. Pezzi come Monkey Wrench o Enough Space suonano come se fossero suoi. Avrebbe dovuto essere nei Foo Fighters fin dall’inizio, ma era impegnato con i Wool. Più o meno è successo lo stesso con William. Avevamo appena terminato di registrare l’album e ci siamo resi conto che lui avrebbe voluto essere da un’altra parte. Inoltre, suonate da lui, le parti di batteria non funzionavano. Non erano abbastanza potenti e così, d’accordo con Gil, decisi di registrarle da capo”.

Leggi l’articolo completo nel numero #59 di Classic Rock Italia! I Foo Fighters sono la cover story del mese di ottobre.

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