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RECENSIONI: il ritorno di Marilyn Manson


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Cosa aspettarsi dal nuovo album di Marilyn Manson: Heaven Upside Down

Una volta invertita grazie all’ottimo THE PALE EMPEROR una tendenza discendente che pareva ormai inesorabile (un titolo come THE HIGH END OF LOW è stato quanto mai profetico), il Reverendo ha portato avanti la collaborazione con Tyler Bates, produttore e compositore di colonne sonore noto per le frequentazioni assidue con Rob Zombie, dedicandosi alle musiche della terza stagione della serie televisiva Salem e a queste dieci tracce disturbanti che lo vedono finalmente tornare ai livelli che gli competono.

Influenze proto-punk e post punk, il periodo intermedio sembra essere stato saltato di proposito, promiscue citazioni di ANTICHRIST SUPERSTAR e HOLY WOOD ma soprattutto retaggi industriali della primissima ora (esaltati dai bassi inquietanti di Twiggy Ramirez) caratterizzano una scaletta acida, sudicia e viscida come non mai. We Know Where You Fucking Live è il Manson che conosciamo tutti, arrogante e abile ad ammorbare la materia cerebrale di chi si pone all’ascolto con le sue invettive virulente, ma i passaggi più interessanti si rivelano Tattooed In Reverse e Threats Of Romance, nelle quali la componente cinematica si fa largo e le atmosfere oscure e frenetiche fanno la differenza.

In Kill4Me chiede ai suoi discepoli di affermare la loro devozione in maniera brutale, eppure i suoi proclami non fanno più sensazione come in passato e forse non lo vedremo più dominare le classifiche di mezzo mondo. In ogni caso, HEAVEN UPSIDE DOWN riesce a riproporre con sorprendente aggressività una figura per anni divinizzata per anni per il messaggio trasgressivo che riusciva a trasmettere, oltre a capacità artistiche e promozionali fuori dal comune. I tempi sono cambiati ma, dopo almeno un paio di battute di arresto e una serie di performance dal vivo deludenti, Manson dimostra di non essere caduto in disgrazia e il songwriting è tornato a fare centro. Nel suo approccio compositivo, lo sguardo da serial killer affamato di vittime è sempre rivolto al futuro e il desiderio di percorrere territori meno abituali inalterato: in Say10, per esempio, s’ispira alla trap, mentre Saturnalia si erge superba su basi elettroniche malate. Il sentore che qualcosa stesse cambiando era già nell’aria. Adesso attendiamo la prova del live, che non mente mai.

Testo di Lorenzo Becciani

Questo articolo appare originariamente nel numero #59 di Classic Rock Italia.

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