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PROCLAMA: percorsi musicali in continua evoluzione


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Proclama: la band torinese si aggiudica il Contest di Classic Rock Italia. La nostra intervista…

I Proclama sono una band torinese composta da Giorgio Giardina (voce, chitarra), Orlando Barbuto (basso) ed Elvis D’Elia (batteria). Prima di aggiudicarsi il contest, sono passati dal giudizio di qualità della redazione piazzandosi al secondo posto. Una bella novità per il nostro pubblico abituato a sonorità decisamente più “heavy”. Il loro sound morbido si rifà all’alternative rock inglese, attraverso influenze diverse e percorsi musicali in continua evoluzione. Fra qualche mese, rilasceranno il loro terzo disco e chissà che non sia quello buono per sfondare.

Sorpresi di essere stati selezionati dalla redazione?

“È stata una sorpresa nella misura in cui pensavamo che il target della rivista si rivolgesse a un rock più “stretto”. Noi ci muoviamo nel rock/pop, rivolgendoci ad un orecchio che ama la musica inglese. Pensavamo che sarebbero stati privilegiati i classici “riffoni” di chitarra ma un pochino ci abbiamo creduto, ed è andata bene. E’ da anni che lavoriamo a questo prodotto! Crediamo molto nel nostro disco.”

Quando è iniziata l’avventura dei Proclama?

“Verso la fine del 2010, con una formazione leggermente diversa. Un altro bassista ci ha accompagnato per un certo periodo, poi ci siamo reinventati come “power trio” e ha funzionato bene! Pensa che durante i nostri primi live si esibivano con noi delle ballerine, una faceva danza orientale, l’altra moderna. Interpretavano i nostri brani ed era molto bello ma altrettanto faticoso, perciò abbiamo abbandonato l’idea pensando di recuperarla più avanti.”

Quanti album avete realizzato fin’ora?

“Due album e un EP. L’EP è stato prodotto dalla Toast Record, mentre il nostro ultimo album dalla Vrec di David Bonato. Il primo EP si chiama “La commedia della vita”, il primo disco “Proclama” e l’ultimo lavoro, “La mia migliore utopia”, da cui è tratto il brano Vanità, con cui ci siamo aggiudicati il contest. Vanità è stato per tre mesi nella top 100, siamo riusciti ad arrivare 24° nella classifica degli indipendenti.”

Siete conosciuti in tutta Italia?

Che parolone. Abbiamo suonato in tutta Italia negli ultimi due anni, ed escluso il 2017 abbiamo fatto un centinaio di date.”

Vorreste vivere esclusivamente di musica?

G: “Elvis e Orlando vivono di musica, affiancano l’insegnamento ai Proclama. Uno insegna basso e chitarra, l’altro batteria, sono due docenti molto conosciuti. Io ho anche un real-job. Molti pensano che essendo molto attivi e suonando molto vorremmo vivere di musica e concerti. La realtà è diversa: noi facciamo musica con lo spirito dell’artista, lo facciamo perché la amiamo e il nostro obiettivo è diffonderla ed essere ascoltati. Se dovesse capitare la fortuna di vivere di pura passione, perché no? Continueremo comunque a fare dischi finché avremo qualcosa da dire, se così non fosse faremmo soltanto dischi precotti. Non è quello a cui aspiriamo.”

Cosa ne pensate del panorama italiano?

“Dipende. Quello dei “Big”, ha poco a che fare con la musica come forma d’arte, è più che altro un prodotto. Il panorama degli indipendenti invece non è quello a cui aspiriamo, è troppo mainstream. L’indie italiano è la manifestazione del radical chic italiano, che cerca di imporsi come qualcosa di diverso e bello, ma non è così. Non è speciale. Dopo gli Afterhours è nata una generazione poco riuscita di imitatori di Manuel Agnelli. Se pensiamo alla musica che amiamo, ci sono i Depeche Mode, i Simple Minds, i Cure… artisti nati come indipendenti in Inghilterra, che da noi invece, sono visti come il “male assoluto”.”

Quindi come vi etichettereste?

“Agli occhi dell’indipendente italiano, siamo rock/pop. Ai nostri occhi, siamo un gruppo indipendente che fa musica ispirandosi alle sonorità inglesi. Abbiamo ammorbidito gli Editors, i Muse o i Placebo e li abbiamo avvicinati alle nostre anime. Non potremmo mai immaginarci su un palco indipendente italiano, non siamo abbastanza indie.”

Chi è l’autore dei vostri testi?

G: “Sono io. Gli arrangiamenti invece sono figli del lavoro di tutta la band. La produzione artistica di tutti i dischi Proclama è nostra, non ci siamo mai voluti avvalere della collaborazione di un produttore artistico, ogni qual volta ci abbia provato ci siamo scontrati con dei gusti musicali troppo lontani dalle nostre sonorità.”

Giorgio, qual è la tua fonte d’ispirazione?

G: “A volte me lo chiedo anche io. Direi che lascio correre i pensieri, nelle canzoni scrivo e canto ciò che spesso non ho il coraggio di dirmi coscientemente. La mia è una sorta di confessione cantata. Le tematiche del nostro album sono eterogenee e introspettive. Cerco di raccontare ciò che vivo nel quotidiano, non c’è continuità da un testo all’altro, ogni nostro brano racconta una storia.”

Quando è cominciata la vostra carriera di musicisti?

G: “Elvis ha iniziato ad appena quattro o cinque anni, già batteva sui cuscini. E’ davvero uno dei batteristi migliori che abbia mai conosciuto. Anche Orlando ha iniziato da giovanissimo. Nei Proclama suona il basso, ma in realtà è un polistrumentista, per noi davvero indispensabile nell’arrangiamento di questo secondo disco. E’ in grado di immaginare arrangiamenti orchestrali, ha dentro una sorta di magia. Io invece sono partito un po’ più tardi, intorno ai 16 anni, ma ho iniziato subito a scrivere canzoni. Non volevo suonare per rifare Battisti, volevo esprimere quel che avevo in testa.”

Che consiglio dareste a quei piccoli musicisti del vostro passato?

“Abbiamo tutti e tre sempre sognato di vivere di musica, ma è anche vero che a volte abbiamo incanalato le nostre energie in modo sbagliato. Per vivere di musica devi impegnarti come se stessi lavorando come stagista nel peggiore degli studi legali, per 16 ore al giorno. Devi sbatterti per fare delle melodie che funzionino, senza trascurare i contatti. Serve un impegno enorme e costante. Abbiamo iniziato ad impegnarci in questo senso soltanto da pochi anni. Consiglierei ai più giovani di mettercela tutta: la vita del musicista non è quella dei “Sogni di rock’n’roll” di Ligabue, né è bere birra tutta la notte. E’ tantissimo impegno.

Avete un altro disco in cantiere?

“Per la fine del 2017 speriamo di uscire con un terzo disco, e come si dice, speriamo sia quello buono! Abbiamo almeno una trentina di canzoni abbozzate e possiamo anticiparvi che sarà un disco molto più suonato, meno cantato e meno scorrevole. Sarà una piccola deviazione in corsa, con arrangiamenti più complessi ed intricati.”

Puoi trovare l’intervista ai Proclama anche nel nuovo numero di Classic Rock #57, in edicola dal 27 luglio!

Dal 2015 ad oggi, i Proclama hanno suonato con molte band di spicco: in cartellone con Passenger (Pistoia Blues), Lacuna Coil, Rezophonic, Afterhours e Il teatro degli orrori (Beat Festival), Perturbazione (Lanterne Rock), Morgan, Alberto Fortis, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Yo Yo Mundi (Varigotti Festival) e Statuto (Salviamo DEMO).

Visita il sito ufficiale della band per saperne di più! Clicca qui

Intervista di Giulia Novi

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