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La nascita dei Ramones


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Suonavano male, vestivano come una glam band

Eppure il loro sgangherato debutto newyorchese di appena 17 minuti accese la miccia dell’intero fenomeno punk.

È impossibile indicare con precisione il Big Bang del punk, ma la prima apparizione in pubblico dei Ramones sul palco del CBGB a New York, nell’agosto del 1974, è un candidato illustre.
Il gruppo aveva iniziato a vedersi in giro pochi mesi prima: erano un trio che comprendeva il cantante/chitarrista Douglas Colvin, il chitarrista solista John Cummings e il batterista Jeffrey Hyman, seguiti dal produttore Tommy Erdelyi.
Dopo il debutto, Hyman cambiò posto e da dietro i tamburi passò al microfono cambiando nome in Joey, Colvin passò al basso e iniziò a farsi chiamare Dee Dee e la band adottò il nomignolo vagamente denigratorio di Ramones.
La rivoluzione era partita.

Tommy Ramone:
I Ramones furono una mia idea. All’inizio erano un concept e io facevo da coordinatore artistico, ma la cosa funzionò molto meglio di quanto pensassi. Il primo giorno del liceo incontrai Johnny e grazie alla musica diventammo amici. Continuavamo a vederci, ma lui aveva smesso da anni di suonare. Lavorava nell’edilizia. Ma io continuavo a chiamarlo e a incoraggiarlo a tornare a suonare. Ero disgustato dalla scena musicale. E così mi dissi: ‘E se facessimo qualcosa di nuovo?’. Dissi a Johnny che avevo uno studio [i Performance Studios] e che volevo mettere assieme un gruppo. Joey a quel tempo si faceva chiamare Jeff Starship e cantava in un gruppo chiamato Sniper.

Handsome Dick Manitoba (cantante dei Dictators):
Joey era sempre in mezzo. Non potevi fare a meno di notarlo. Era molto alto, magrissimo e aveva un look assolutamente unico. “ Chi è quel tipo?”, chiedevo. “Quello? Ma è Jeff Starship”.

Dee Dee Ramone:
Una sera vidi suonare gli Sniper: Joey era il cantante e fu grandioso. Sembrava proprio malato. Pensai che era perfetto, perché era così strano. E il modo in cui oscillava verso il microfono era davvero assurdo. Continuavo a chiedermi: “Ma come fa a stare in equilibrio?”. Tutti gli altri cantanti copiavano David Johansen (all’epoca frontman delle New York Dolls), che a sua volta copiava Mick Jagger, e io non lo sopportavo più. Joey invece era assolutamente unico.

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Joey Ramone:
Mi vestivo seguendo un mio stile personale: avevo una specie di tuta nera da paracadutista, tipo seta, fatta con vari pezzi e ai fianchi portavo una di quelle catene fatte con le pallottole, e in più tenevo la lampo aperta. Poi dei guanti di pelle nera, lunghi fino al gomito, e una catena. Stivali rosa con tacchi di dodici centimetri, chiodo nero di pelle, occhiali da sole neri, capelli lunghi. Molto androgino, ma a quei tempi andava bene. Va anche detto che molti volevano ammazzarmi.

Foto via: carboncostume.com

Tommy Ramone:
Fu Dee Dee a uscirsene col nome Ramones. Suonava come un cognome, e così iniziammo a usarlo come se fosse il nostro.

Joey Ramone:
All’epoca dei Silver Beatles, Paul McCartney prenotò una stanza in un albergo usando il nome Paul Ramon. Siccome Dee era un fan sfegatato di McCartney, assunse l’identità di Dee Dee Ramone. E quando io mi unii a Dee Dee, decidemmo di chiamare il gruppo i Ramones.

Monte A. Melnick (comproprietario dei Performance Studios e futuro road manager dei Ramones):
Per circa un anno, la gente li credette un gruppo messicano formato da quattro fratelli.

 

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Joey Ramone:
Quando sono entrato nel gruppo, mi sono portato dietro due canzoni che avevo già scritto, ‘I Don’t Care e Here Today’, ‘Gone Tomorrow’.

Tommy Ramone:
Cercammo di incanalare l’energia in qualcosa di creativo. Il fatto che fossimo così in gamba nello scrivere canzoni fu un bel vantaggio.

Monte A. Melnick:
La prima volta che vidi i Ramones… lascia perdere. Non potevi proprio ascoltarli. Francamente non gli prestai molta attenzione. Erano molto estremi, molto grezzi. Gli ci vollero alcuni mesi per iniziare a migliorare.

Johnny Ramone:
La prima volta che ci ritrovammo in studio, cercammo di fare canzoni di altri gruppi, ma non ci riuscimmo, perché avevamo appena iniziato a suonare. E così, a partire dalla session successiva, decidemmo di scrivercele da soli. Il primo giorno scrivemmo ‘I Don’t Wanna Walk Around With You’.

Monte A. Melnick:
Rappresentavano una musica dei primi anni Settanta: gli spettacoli colossali, gli eccessi, i lunghissimi assoli di chitarra. Facevano ciò che erano in grado di fare e semplificarono ogni cosa: canzoni brevi, suonate molto veloce, niente assoli di batteria, niente assoli di chitarra. Svilupparono il genere, fu tutto calcolato.

Joey Ramone:
Quando iniziammo a scrivere, le canzoni riguardavano le nostre frustrazioni e i nostri sentimenti di alienazione, di isolamento. Il rock’n’roll dell’epoca consisteva in un miscuglio di Pink Floyd e ELP, e tutta quella robaccia. Così, fondamentalmente, quello che facemmo noi fu di andare alla radice, scomporlo e ricomporlo, e rimetterci dentro l’eccitazione, il divertimento, lo spirito, l’energia grezza, la pura emozione, in sintesi l’attitudine giusta.

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Monte A Melnick:
Avevamo uno spazio al Performance. C’era un piccolo palco, un impianto luci e le attrezzature. I gruppi venivano e facevano volantinaggio nella zona, invitando un pubblico di amici e appassionati per rimediare qualche soldo, e naturalmente tentavano di convincere quelli delle case discografiche a venire a vederli. I Ramones lo fecero parecchie volte, e io mi occupavo delle luci e del suono.

Johnny Ramone:
Il 30 marzo 1974 invitammo i nostri amici a vederci: il risultato fu che gli facemmo schifo e non furono più nostri amici. Non eravamo pronti a suonare davanti a un pubblico.

Monte A. Melnick:
Dee Dee non riusciva a suonare il basso e contemporaneamente a cantare. E Tommy sapeva che Joey aveva una bella voce, così lo tirò fuori da dietro la batteria.

Tommy Ramone:
Decisi di toglierlo da lì dietro e metterlo davanti al pubblico. Pensai che sarebbe stato un cantante assolutamente unico, perché non c’era nessun altro come lui. Ma questo significava anche che ci serviva un nuovo batterista.

Joey Ramone:
Trovammo un altro batterista, ma era drogato fino alle orecchie. Così continuammo con i provini. Alla fine era sempre Tommy a dire al nuovo batterista come avrebbe dovuto suonare.”

Monte A. Melnick:
Nessuno era in grado di suonare la batteria così come serviva a loro. Tommy era un chitarrista, ma cercava di mostrare agli altri batteristi cosa fare. Solo che così facendo, alla fine, fu lui a definire lo stile Ramones per la batteria. A un certo punto gli altri gli dissero: “Non è più semplice se suoni tu?”. E così fece.

Chris Stein (chitarrista dei Blondie):
Introdussi i Ramones al CBGB perché avevo conosciuto Tommy quando suonava al Mercer Arts Centre con una banda chiamata Butch. Tommy un giorno si avvicinò e mi disse: “So che suonate in un bar strano. Come si chiama?”. E io risposi: “CBGB”.

 

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Tommy Ramone:
Non avevamo ancora il look Ramones, tutto jeans e giubbotti di pelle – quello arrivò poco dopo. Dee Dee e io assomigliavamo già ai Ramones, ma Johnny e Joey erano ancora parecchio sbrilluccicosi.

Dee Dee Ramone:
Joey usava vestiti di gomma, John preferiva la plastica nera e i pantaloni argentati. Eravamo grandi!

Lee Black Childers:
Il pubblico era composto da sei persone. Non scherzo. Sei. Poi i Ramones salirono sul palco e io mi dissi: “Oh… Mio… Dio!”.

Tommy Ramone:
Eravamo come i Beatles sotto anfetamina. O come, se magari eri un lettore di Superman, la versione Bizarro dei Beatles (nei fumetti Bizarro è la versione di Superman, che fa tutto il contrario dell’Uomo d’Acciaio)

Tommy Ramone:
Fu eccitante. Una serata soddisfacente. Nel programma c’era anche un gruppo da San Francisco, i Cockettes si chiamavano, una specie di gruppo drag, per cui era un programma molto vario. Ma il posto era vuoto. C’erano tre o quattro persone, e il barista. Litigare sul palco faceva parte dell’aggressività della musica. Era per divertirsi. Magari avevamo attaccato la canzone sbagliata, o discutevamo su quale pezzo suonare. Faceva parte della scena. Dopo i litigi suonavamo meglio. A Hilly piacemmo, e ci richiamò. Finimmo col diventare delle presenze abbastanza regolari. Non ricordo bene, ma probabilmente per quello spettacolo non fummo nemmeno pagati.

Joey Ramone:
Iniziammo a suonare al CBGB una volta alla settimana, poi due. Suonavamo di continuo, e alla fine un sacco di altri gruppi iniziarono a imitarci. Nel 1975 ci fu un Summer Rock Festival e l’attrazione di punta della prima serata fummo noi. Arrivò un sacco di stampa, e da lì in poi le cose iniziarono a ingranare.

Tommy Ramone:
Il CBGB fu molto importante per noi. Fummo davvero fortunati ad avere un posto come quello, perché non avremmo potuto suonare da nessun’altra parte. Era perfetto. Era quello adatto a noi. Entro un anno nacque un’intera scena musicale.”

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