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L’incontro/scontro fra MICK RONSON e DAVID BOWIE


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Nel 1970 Mick Ronson cambiò la carriera di David Bowie, poi collaborò con Lou Reed, Bob Dylan, John Mellencamp, Morrissey e molti altri.

Mick Ronson è stato il guitar hero più schivo di tutta la storia del rock’n’roll. Ecco perchè abbiamo deciso di ripercorrerne la carriera, inclusi i dissapori con David Bowie. D’altro canto, dopo il trionfo, giunge sempre la caduta.

Il 20 dicembre del 1973 Mick Ronson suonò dal vivo con David Bowie per l’ultima volta in quel decennio. Solo 200  persone ebbero la fortuna di assistere al concerto, che era registrato per il programma The Midnight Special sulla NBC. Intitolato The 1980 Floor Show, fu  un’esperienza strana, quasi surreale: Bowie fece una serenata al sospetto transessuale Amanda Lear e poi duettò con Marianne Faithfull nel cavallo di battaglia di Sonny & Cher, I Got You Babe. Marianne indossava un vestito da suora con uno spacco sul dietro e niente mutandine, così i membri del gruppo che  suonavano alle loro spalle poterono godersi il culetto più ambito di tutta la Swinging London. Al pubblico invece lo spettacolo fu negato.

Il giudizio di Bowie sul  rogramma fu lapidario: “Una merda”. Fu quella la notte in cui Ziggy Stardust se ne andò davvero per sempre, il che può spiegare perché un sorridente Bowie concluse ogni brano con una pacca affettuosa sulle chiappe rivestite di satin bianco di Ronson. I due non sarebbero più apparsi assieme sul palco fino al 1983, quando si ritrovarono per una canzone in un concerto in Canada, nel corso del Serious Moonlight Tour.

Tra quei due momenti, c’erano stati dissapori. Nel 1976, all’apice della sua dipendenza dalla cocaina, Bowie era stato molto duro con i bei vecchi tempi. “Li ho resi [si riferiva al suo gruppo, gli Spiders from  Mars] più vivi di quanto volessi”, disse. “E iniziavo ad annoiarmi a morte. Con un gruppo di quel genere, puoi fare solo certe cose. Non volevo più suonare in  modo così rumoroso. Mi facevano male le orecchie. E anche la mente. Da allora, il povero Mick non ha più seguito la sua vocazione. Sono rimasto molto deluso  dalla sua patetica carriera solista. Avrebbe potuto essere un grande. Non so, Cristo. Non gli parlo da anni. Mi chiedo se sia cambiato”.

Evidentemente, la torre  d’avorio in cui si era rinchiuso Bowie era stata raggiunta dai commenti di Ronson: “David ha bisogno di qualcuno vicino che gli dica: ‘Piantala di fare cazzate’.  Ha bisogno di qualcuno che non gli si inginocchi davanti”. La replica di Bowie fu: “Io ho trovato Dio. E Mick?”.

Mick Ronson cambiò le sorti musicali di David Bowie trasformandolo in un capolavoro

Foto via: zachadler.com

David si è appoggiato moltissimo a Mick per un  ungo periodo”, afferma la cantante Dana Gillespie, amica di entrambi e compagna di scuderia nella Main-Man di Ronson, “ma poi tagliò i ponti. Mick ci  rimase molto male quando David iniziò a non rispondergli al telefono”. Volendo essere onesti, in seguito Bowie si dimostrò più riconoscente. “Mick era il  completamento perfetto per il personaggio Ziggy”, disse. “Era un tipo molto con i piedi per terra, il tipico uomo del nord solido e molto mascolino, per cui in  pratica avevi il vecchio classico Yin-Yang. Come duo rock, pensavo che fossero all’altezza di Mick e Keith”.

Nel 1970 Mick Ronson cambiò le fortune musicali di  David Bowie, che all’epoca era un cantautore che si dava da fare e aveva un paio di hit alle spalle. Assieme e con l’aiuto del loro gruppo, gli Spiders from Mars, reinventarono Bowie musicalmente e crearono alcuni dei dischi più amati del rock’n’roll: HUNKY DORY, THE RISE AND FALL OF ZIGGYSTARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS, ALADDIN SANE. Dopo, Ronson faticò a rimanere a quei livelli, malgrado un elenco di collaborazioni che comprendeva alcuni dei nomi più grandi del rock: Bob Dylan, Lou Reed, Ian Hunter, Roger McGuinn, Morrissey, John Mellencamp e molti altri ancora.

Ora, un documentario  diretto da Jon Brewer rimette Mick Ronson al centro della scena. Nel film, David Bowie spiega come fece un giardiniere comunale che parlava poco  proveniente da Hull ad aiutarlo a costruire la leggenda di Bowie e a diventare il re dei chitarristi glam-rock. È una storia molto inglese ed è anche una storia che parla di sesso, droga, Mormoni, mimi, pompini alle chitarre, della spietata natura dell’industria musicale e del cancro.

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