Home»Articoli»GINGER BAKER parla di … DROGA

GINGER BAKER parla di … DROGA


0
Condivisioni
Pinterest Google+

Nel circuito jazz dal quale provieni, molti musicisti hanno avuto problemi con l’eroina.
Pensi che reggere quel tipo di vita richiedesse un “aiutino”?
Be’, i musicisti jazz erano parecchio soggetti a periodi difficili.
E lo sono ancora, dato che ancora oggi vengono pagati una miseria e non se ne lagnano mai.
I musicisti rock, invece, guadagnano un sacco di soldi e si comportano, e pretendono di essere trattati,
come altezze reali.
Per esempio hanno l’abitudine di girare in queste super-limousine, anche se devono percorrere dieci metri.
Una cosa tristissima.

Che tipo di influenza esercitò su di te il batterista jazz Phil Seaman?
Un’influenza bella forte, e molto positiva.
Ancora oggi circola questa vecchia storia che fu lui a farmi diventare eroinomane.
Ma non è la verità, usavo l’eroina già prima di conoscerlo.
E quando lui venne a saperlo, scoppiò in lacrime.
Ne fu proprio sconvolto.
Anni fa feci un provino per John Dankworth [un bandleader jazz, ndr]:
ottenni l’ingaggio, e poi subito dopo lo persi, perché si sparse la voce che ero un drogato [ride].

ginger-baker-2-new-652x367

Hai ottenuto il tuo primo grande successo all’inizio degli anni Sessanta, suonando con Graham Bond.
Ma in che condizioni era il Graham Bond che nel 1970 entrò nella tua band, la Ginger Baker’s Air Force?
Ti racconto un episodio:
io avevo programmato due concerti con gli Air Force, uno alla Birmingham Town
Hall e l’altro alla Royal Albert Hall.
Dopo lo show di Birmingham la polizia venne ad arrestare Graham.
Era successo che io avevo messo un pezzetto di hascisc, in un pacchetto di Rothman’s.
Quando la polizia portò via Graham, Denny Laine gli disse:
“Ehi Graham, prendi le sigarette”.
Poi si mise le mani nei capelli: “Cristo, gli ho dato il pacchetto sbagliato!”.
Il fatto divertente è che furono molto gentili con Graham e gli permisero di portarsi in cella le sue sigarette.
Quando aprì il pacchetto per fumarsene una, esclamò: “Cribbio!”, e passò tutta la notte a mangiare l’hascisc.
Così, quando si ripresentò per fare il concerto alla Royal Albert Hall,
il povero Graham non riusciva neppure a stare in piedi.
Comunque, di cose strane ne fece:
come quella volta che eravamo in tour e ci trovavamo a due miglia dal confine
con la Germania, e lui si accese una canna: capisci?
Noi eravamo a qualche minuto dalla fottuta stazione di dogana!
Graham era un genio, anche se a quell’epoca era cambiato parecchio:
quando suonava era ancora forte, ma il più delle volte non ci stava più con la testa.

Ginger Baker 2

Il tuo stile di vita si fece ancora più stravagante, all’epoca dei Cream?
Il fatto è che i Cream presero letteralmente il volo.
Dove con Graham prendevamo 14 sterline, con i Cream ne prendevamo 45.
Il mio problema era che perdevo la pazienza.
Avevo promesso a me stesso che non avrei mai più aggredito violentemente Jack Bruce.
Ma l’unico modo che avevo per tenere fede a questo proposito, era ficcarmi in un pub e sfondarmi di alcol.
Purtroppo, si tende a fare un sacco di fesserie.
Per esempio, una volta mi venne l’idea di portare a correre le mie Jensen in Giamaica, un week-end.
Quando sei pieno di grana, improvvisamente ti ritrovi circondato da gente che ti
aiuta a sprecarla.
Ovviamente una volta finita la grana, spariscono anche gli amici.
Tutti i soldi che avevo guadagnato con i Cream, li ho spesi in uno studio di registrazione in Nigeria.
E ho anche sprecato una fortuna acquistando cavalli da polo…

In che situazione ti sei trovato al tuo ritorno in Inghilterra nel 2011, dopo aver dilapidato tutti i tuoi averi in Sudafrica?
Per i primi sei mesi ho affittato un piccolo orribile bungalow a Whitstable [nel Kent, Inghilterra, ndr].
La mia famiglia era in una situazione del cazzo, con un sacco di problemi.
E questo provoca frizioni a livello personale.
Così tutto andò per il verso sbagliato, con la polizia e il resto.
Ma adesso ci siamo trasferiti in un posto più carino.
La mia figliastra, Lisa, studia al Kent College, una delle scuole migliori d’Inghilterra, ed è felice.
Costa un botto, ma ne vale la pena.

Commenta Via Facebook

Nessun commento presente

Pubblica una risposta o un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *