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SOUNDGARDEN: uccisi dal successo


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Pensate alla scena di Seattle e vi verranno in mente i Nirvana. Ma furono i Soundgarden ad accendere la miccia del grunge. Ecco la storia dei killer che sterminarono l’hair metal, dai primi ormai leggendari Ep allo scioglimento del 1997.

Quando nel 1997 il tour mondiale dei Soundgarden si concluse, per la band sembrò solo la solita fine dell’ennesimo remunerativo ciclo disco-tour. Il loro ultimo lavoro, DOWN ON THE UPSIDE, era stato un successo globale, i Soundgarden erano stati il primo gruppo ad aver suonato due volte al Lollapalooza e adesso avevano appena concluso un lunghissimo tour da headliner. Ma dietro le quinte la storia era molto più complicata.Le sessioni di registrazioni erano state molto dure”, ricorda il batterista Matt Cameron. “Per cui, capivo che c’era qualcosa nell’aria, che stava succedendo qualcosa. E poi, tutto a un tratto, mentre iniziavamo il tour per promuovere il disco, i nostri concerti iniziarono a essere sempre peggiori. Fu orribile. Si beveva come spugne, c’era un’atmosfera tremenda, con litigate assurde e stronzate da rock star. A quel punto, pensai seriamente di mollare tutto. Fu molto dura. Praticamente, non riuscivamo a finire un concerto senza che qualcuno lasciasse di botto il palco. La musica era diventata l’ultima cosa”.

Poi arrivò lo scioglimento dei Soundgarden…

Il 9 febbraio 1997, i Soundgarden suonarono l’ultimo concerto del tour alla Blaisdell Arena, alle Hawaii. Il 9 aprile dello stesso anno annunciarono lo scioglimento. Prima di sciogliersi, erano una macchina da rock dura e compatta, il faro della scena grunge. Influenzati sia dai Black Sabbath che dai Bad Brains, avevano perfezionato uno stile che affondava le sue radici nei primi anni 80 in gruppi come i Melvins e i Black Flag – rallentare la furia del punk fino a un melmoso strisciare. E se i Nirvana furono il gruppo che sbatté in faccia a tutti il movimento rock di Seattle degli anni 90, il lavoro sporco lo fecero i Soundgarden.

Foto via: www.iheart.com

Insieme ai Pearl Jam, gli Alice in Chains e i Nirvana sterminarono l’hair metal

Furono loro fra i primi gruppi della scena a registrare un disco per la Sub Pop, a fare tour negli USA e poi a passare a un’etichetta grossa. I Soundgarden hanno dalla loro alcuni dei migliori dischi rock degli anni 90 (BADMOTORFINGER e SUPERUNKNOWN) e alcune delle canzoni più forti (Rusty Cage, Outshined, Black Hole Sun…). Assieme ai Pearl Jam, agli Alice in Chains e ai Nirvana, di fatto sterminarono l’hair metal, rendendolo di colpo obsoleto.

Il frontman Chris Cornell, un ex cuoco, e il chitarrista Kim Thayil, un laureato in Filosofia, furono quelli che misero assieme i Soundgarden. Entrambi provenienti dalla zona di Seattle, Cornell e Thayil s’incontrarono grazie a un amico comune, Hiro Yamamoto. Cornell divideva l’appartamento con Yamamoto ed entrambi stavano in un gruppo, gli Shemps (con i quali Cornell suonava la batteria). Thayil e Yamamoto erano amici da quando entrambi abitavano a Chicago, prima di trasferirsi nello Stato di Washington per andare al college. Nel 1985 il trio decise di formare un gruppo – Thayil alla chitarra, Yamamoto al basso e Cornell alla batteria e alla voce. Presero il nome dal Sound Garden – un’installazione artistica di un parco nella vicina Seattle – e fu così che nacquero i Soundgarden.

La formazione a tre andò avanti per poco tempo, appena qualche concerto, prima che nel gruppo entrasse il batterista Scott Sundquist e Cornell si concentrasse solo sulla voce. “Suonavo la batteria e iniziai a cantare per caso”, ricordò poi Cornell. “Facevo entrambe le cose e non sapevamo cosa fosse più facile da trovare, un batterista o un cantante, per cui cercammo entrambi. La decisione fu presa perché trovammo prima un altro batterista. Questo è il vero motivo per cui io diventai il cantante”. Il gruppo si esibì con una formazione a quattro e per caso il produttore Jack Endino era lì a guardarli: “Suonarono metà del set con Chris alla batteria, poi lui si alzò e disse: ‘Vogliamo presentarvi il nostro nuovo batterista, e adesso io penso solo a cantare’. Salì sul palchetto Scott, finì il set e Chris, come aveva annunciato, si concentrò sul canto. Credo sia stato uno dei loro primi concerti – probabilmente agli inizi dell’85”. Endino, che all’epoca faceva anche parte di un altro gruppo della scena di Seattle, gli Skin Yard, ricorda molto bene il primo sound dei Soundgarden: “Scott era più grande di Chris. Aveva un tocco alla Ginger Baker, molto jazzato, dinamico e fluido. Non era il ‘classico rock pesante’ che sarebbe diventato in seguito. Era anche leggermente psichedelico. E a tratti, davvero stupefacente. Anche se a livello tecnico non era all’altezza di chi poi l’avrebbe sostituito, ossia Matt Cameron”.

Foto via: www.morrisonhotelgallery.com
Chris durante un esibizione coi Soundgarden al Lollapalooza, Vancouver CA 1992

Con Matt Cameron acquisirono il loro sound definitivo

Dopo che Matt entrò nel gruppo”, continua Endino, “loro si concentrarono e definirono il sound per cui divennero noti. Dal vivo erano un po’ deboli. Non sapevi mai cosa sarebbe successo. C’era un forte elemento di casualità, di follia e direi anche di divertimento. In quei primi tempi, ci sono stati concerti dei Soundgarden  davvero incredibili”. Oltre a essere diventato il centro focale dei Soundgarden sul palco, Cornell in breve tempo ne divenne anche l’autore principale. Si rese conto molto presto che la vita in un gruppo non era semplice come aveva creduto. “Pensavo che sarebbe stato molto più facile scrivere brani e fare dischi di qualità”, dice. “In una band non ci dovrebbero essere i litigi, gli scontri di personalità, non ci dovrebbero essere i continui aggiustamenti delle idee per paura di ciò che potrebbe pensare la gente. Non dovrebbe esserci nulla di tutto questo”.

Il 1986 fu un anno molto importante per i Soundgarden. Il gruppo fece la sua prima apparizione su vinile – una compilation della CZ Records intitolata DEEP SIX – e sperimentò il primo avvicendamento nella formazione. Era diventato ovvio che il gruppo doveva mettere il naso oltre la zona costiera del nord ovest per spingere la propria carriera e così Sundquist (che aveva moglie e figli) decise di mollare. E così, dietro ai tamburi arrivò Matt Cameron.

Li avevo visti suonare qualche volta ed erano il gruppo che preferivo a Seattle”, dice Cameron a proposito dei primi Soundgarden. “Sentii che Scott se ne era andato e chiamai Kim. Gli dissi: ‘Mi piacerebbe provare’. E così provai. Conoscevo qualche loro brano – uno intitolato Heretic, poi Incessant Mace, e qualche altro – e così arrivai abbastanza preparato. Ricordo che a Chris piacque molto come suonavo – disse che avevo fatto tutto alla perfezione. Avevano uno spettacolo nel giro di una settimana alla Central Tavern e quello fu il mio battesimo di fuoco. Diedi il massimo, e non me ne pentii”. Mentre lentamente tramutava i fan locali in ardenti sostenitori, il gruppo suscitò una profonda impressione in un ammiratore che si chiamava Ben Sheperd. “Suonavano all’Olympia, in uno show diurno”, ricorda. “C’erano un sacco di gruppi. A quei tempi Seattle era fantastica. La scena musicale stava sbocciando, le persone erano divertenti, era tutto fortissimo e loro dovevano suonare. Così andai all’Olympia per veder suonare Matt. La reazione fu: ‘Sono perfetti’. Chris cantava e basta e Hiro e Kim – cazzo, loro erano i veri Soundgarden. Era il primo concerto che vedevo, e loro erano già a livello nazionale”.

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