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ROGER WATERS: il ritorno dell’anno


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“Is This The Life We Really Want?”: un disco lungo quarant’anni

Da quando Roger Waters ha lasciato i Pink Floyd, negli anni 80, ha riproposto spesso la loro musica. Nel 1999, l’incredibile successo del live IN THE FLESH ha dato il via a una serie di spettacoli nei quali ha rispolverato pietre miliari come THE DARK SIDE OF THE MOON e THE WALL, ma sono passati venticinque anni da AMUSED TO DEATH, fino a oggi il suo ultimo album d’inediti, un disco che «Classic Rock» definiva “un concept album complesso e a volte confuso”.

Per IS THIS THE LIFE WE REALLY WANT?, Waters è stato in studio due anni e mezzo con Nigel Godrich, famoso per le sue collaborazioni con i Radiohead, ma in realtà Roger ha iniziato a scriverlo quarant’anni fa, nel periodo tra ANIMALS e THE WALL – e infatti si sente forte e chiara l’influenza di quella musica in brani come Déjà Vu, che ricorda molto WISH YOU WERE HERE, o Bird In A Gaze, che sembra tratta da un mattone di THE WALL.

Ogni parola di questo disco è importante quanto ogni nota – spiega lo storico manager Mark Fenwick. – C’è molto da assorbire in questo doppio album, molto da scoprire in successivi passaggi. È un disco scritto per essere ascoltato su vinile, nella sua interezza, come si faceva una volta”. In effetti, il disco segue se non un proprio concept, sicuramente un filo conduttore. I testi, che iniziano duri e diretti, si addolciscono e intristiscono col passare delle canzoni, fino a spegnersi sull’acustica del trittico Wait For Her/Ocean Apart/Part Of Me Died, tre titoli per un unico brano lento, carico di armonie. Alternando momenti contemplativi ad altri urlati e allo stile spoken word (la stessa title-track deriva da una poesia di oltre nove minuti che Waters diffuse sul web tempo fa), concentra la nostra attenzione sul vero problema dei tempi moderni: l’indifferenza della razza umana verso i propri simili e la connivenza di Mistress Liberty, simbolo decadente di un’America che, forse, ormai non gli piace più.

Il primo singolo per le radio è Smell The Roses, seguito forse da Déjà Vu, nonostante l’estrapolare un brano dall’intera opera rischi di indebolirne il messaggio. Tra gli ospiti, il chitarrista Jonathan Wilson e il batterista Joey Waronker (Beck, R.E.M.). “Lo show – promette Fenwick – sarà coinvolgente come quello che avete visto al Desert Trip Music Festival lo scorso anno, se non addirittura più spettacolare”. Non ci resta che aspettare la primavera del 2018 per vederlo anche in Italia.

Nel nuovo numero di Classic Rock Italia, in edicola, troverai questa ed altre recensioni curate dai nostri illustri giornalisti ed esperti del settore.

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