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LAMAREA: la nostra intervista


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LAMAREA, la band più votata nel nostro Contest Online!

Lamarea sono un gruppo versiliese di cinque ragazzi: Alessandro Domenici (Voce), Filippo Rocchi (Basso), Lorenzo Mastromei (Chitarra), Lorenzo Benassi (Chitarra) e Matteo Mastromei (Batteria). Quando si descrivono, dicono di essere nati dall’estremo bisogno di musica, così hanno trasformato in note un po’ delle loro vite. Hanno debuttato con l’album “Oltre”, uscito a dicembre del 2016, un disco ispirato al cambiamento e al viaggio attraverso l’esistenza, dal sapore pop-rock.

Quando comincia la storia dei Lamarea?

Con l’attuale formazione nel novembre 2015, è una cosa abbastanza recente. Veniamo dalla provincia di Lucca, da Camaiore. Da allora abbiamo tenuto diversi concerti e live, ma non siamo ancora riusciti a muoverci in tutta Italia, anche se siamo stati in Liguria e diverse volte a Roma.”

“Torno a splendere”, il brano con cui vi siete aggiudicati il contest, è molto intimo. Chi l’ha scritto?

“Lo ha scritto Alessandro. L’ispirazione per questo brano è venuta durante un periodo non troppo felice, quando è finita una storia che durava da diversi anni. La canzone però non si limita a questo, parla di tutti quei rapporti che ti lasciano una traccia, nonostante finiscano. Non è un brano rivolto all’amore, piuttosto a tutte le relazioni. Normalmente le nostre canzoni sono scritte con un lavoro di squadra, uno di noi porta un’idea e da lì sviluppiamo il tutto.”

A dicembre siete usciti con l’album “Oltre”, avete altri progetti in cantiere?

“Noi stiamo continuando a scrivere, abbiamo già una decina di nuovi brani. Per il momento continueremo a suonare dal vivo i brani di Oltre. Abbiamo diversi appuntamenti in questo periodo, il disco ha avuto un discreto successo. Per essere un primo album ha fatto una buona impressione. Cerchiamo di tenerci impegnati e non stare mai fermi.”

Avete un’etichetta discografica?

“No, l’album è completamente autoprodotto e autofinanziato (soprattutto). Per quanto riguarda il video abbiamo collaborato con uno studio “viareggino”, The Red Box Studio, di Gioacchino Magnani e Giacomo Dulise. Abbiamo collaborato con loro per “Torno a Splendere” e “Gioco di Specchi”, a breve uscirà anche “La Marea”…”

Ci avete scritto che la vostra esperienza nasce dal bisogno di musica, ma quando è iniziata la vostra avventura come musicisti?

Alessandro: “In casa è sempre stata un’esigenza cantare. Mia nonna cantava per tutto il giorno, così anche mia madre. L’approccio al canto per me nasce proprio nell’ambiente familiare. E così per tutti noi: quando nasci in un’ambiente in cui la musica ha una forte presenza, ti inserisci naturalmente. Suoniamo tutti da una decina d’anni.”

A quali artisti vi ispirate?

“In realtà molti, ognuno di noi porta con sé parte proprio bagaglio. Siamo diversi, veniamo da generi differenti. Ci siamo ritrovati nel pop-rock, e nel nostro progetto racchiudiamo tutte le nostre esperienze.”

Quali erano le vostre aspettative quando avete iniziato? E ora?

Non credo avessimo aspettative, la band era qualcosa nata per gioco. Eravamo tutti musicisti, e abbiamo pensato soltanto “Divertiamoci!”, ognuno di noi aveva altri progetti paralleli. Invece ora ci piacerebbe portare la nostra musica al di fuori, diffonderla il più possibile.”

Che ne pensate del panorama musicale in Italia?

“Purtroppo, forse anche a causa dei vari talent, ci siano tanti prodotti destinati meramente al commercio. Sono prodotti immediati che non hanno una grande anima dietro, dopo pochi mesi svaniscono nel nulla. Ci sono cantautori molto meno famosi, molto più validi. Noi personalmente non crediamo ai talent show, per ora almeno, non è una nostra priorità.”

E per quanto riguarda il vostro ultimo album, “Oltre”?

“E’ un album che parla del cambiamento, del cambiamento dell’uomo attraverso la vita, i rapporti personali e con il mondo circostante. Ci sono voluti ben nove mesi di gestazione prima che potesse venire alla luce. E’ un album sincero, ci rispecchia veramente alla grande. Riflette alla perfezione la maturità di un gruppo emergente come il nostro.”

Intervista di Giulia Novi

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