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Il super-potenziale del mercato musicale in Italia


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Italia Creativa di Ernst & Young, che ha presentato uno studio sull’Industria della Cultura e della Creatività in Italia, con il supporto delle associazioni di Mibact e SIAE, ha dato un quadro d’insieme sui numeri e le potenzialità di questa industria.

EY ha misurato gli undici settori maggiormente rappresentativi, ossia Architettura, Arti Performative, Visive, Cinema, Libri, Pubblicità, Quotidiani e Periodici, Radio, Televisione, Videogiochi e Musica.

Tutti i vari settori dell’industria culturale italiana contribuiscono all’economia, sia in termini di fatturato che in termini di occupazione: dai concerti, alla radio, ai cinema e ad altri luoghi pubblici. Per tutte queste ragioni, il diritto d’autore va garantito e protetto.
Secondo il report di Italia Creativa di quest’anno, il settore creativo è il terzo campo in cui lavorano gli italiani, superato solo dal settore edile e quello alberghiero. Inoltre, la musica è l’ambito in cui la cui crescita è stata maggiore, in termini economici. In pochi anni, il valore complessivo ha superato i 4 miliardi e mezzo di euro, crescendo del 10%.

I live e i video musicali hanno guidato questa crescita. I dischi sono difficili da vendere, tanto che è più facile conquistare il pubblico con un banchetto e vendere i propri prodotti di merchandising durante un live, piuttosto che attraverso altre vie. Anche per questo il concerto è così importante, perchè permette di accumultare introiti su più fronti. Certo è che i musicisti emergenti sanno benissimo quanto sia difficile sfondare davvero in questo campo, bisogna partire dai piccoli palchi per fare strada, con la consapevolezza e la speranza, che qualcuno desideri investire su di “te“.

Il mondo della musica poi, in termini di occupazione, ha mille sfaccettature, e non è certo limitato all’artista in senso stretto, pensiamo ad esempio ai produttori, o agli insegnanti, e via dicendo. Sotto questo punto di vista, negli ultimi anni il settore è leggermente peggiorato, con un calo che si aggira intorno al 3%.

In generale, i fattori che hanno minacciato la creatività del settore sono stati la pirateria e il “value gap”, ossia il “divario di valore” inerente la perdita di fatturato derivate dalle piattaforme online. Per quanto riguarda lo streaming, meno della metà dei giovani lo fa per vie legali, la maggior parte segue piattaforme streaming non propriamente corrette. Se questi problemi fossero risolti, il settore creativo della musica aumenterebbe i suoi introiti a dismisura, e raggiungerebbe i 70 miliardi soltanto in Italia.

 

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