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Cosa pensano gli italiani del ‘Secondary Ticketing’


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In questi giorni è stata condotta una ricerca da APCO Insight per conto di Ticketbis sull’atteggiamento degli italiani nei confronti del secondary ticketing.

Il sondaggio, puntava a fare un quadro completo del comportamento degli italiani nei confronti di questo fenomeno, ed ecco i risultati: il 26% degli italiani ha cercato metodi alternativi per acquistare biglietti per eventi “sold out”.

Lo studio, ha anche dimostrato che due terzi degli italiani, credono che un biglietto acquistato diventi di loro proprietà e che abbiano il pieno controllo sul suo utilizzo, perciò, il 51% di coloro che decidono di non partcipare più all’evento, si sentono legittimati a rivendere a chiunque i biglietti inutilizzati. La metà degli italiani quindi, crede che regole troppo restrittive in merito alla rivendita di biglietti, portino soltanto ad alimenatre il mercato nero.

La metà degli italiani poi, si sente al sicuro all’idea di comprare un biglietto per un evento “sold out”, su un marketplace online. La ricerca ha anlizzato anche l’opinione della gente nei confronti delle recenti norme sul “secondary ticketing” promosse dal Ministero della Cultura, e il risultato è che, solamente il 16% della popolazione, reputa giusto consultare le associazioni che rappresentano i proprietari dei diritti d’autore, come la SIAE; mentre il 38% ritiene che tutte le parti, e quindi anche il consumatore e l’artista debbano essere coinvolti nel processo decisionale di vendita.

Ander Michelena, CEO e cofondatore di Ticketbis, ha dichiarato: “Come dimostra questa ricerca, la rivendita di biglietti rappresenta una questione complessa che necessita di essere compresa sotto tutti i suoi aspetti. La normativa promossa dal Ministero della Cultura è stata una decisione affrettata, che spingerà la rivendita di biglietti verso il mercato nero, senza in alcun modo risolvere le questioni emerse di recente sui media. Apprezziamo l’iniziativa della Commissione Cultura della Camera dei Deputati che, nell’ambito di un’indagine conoscitiva, ha avviato una consultazione dei soggetti interessati. Tuttavia, questo processo sarebbe dovuto avvenire prima. Incoraggiamo i decisori politici a compiere ogni passo necessario per correggere una regolamentazione che rischia solo di danneggiare i consumatori italiani, creando allo stesso tempo un clima di sfiducia per le start-up e per gli attori del settore tech nei confronti delle istituzioni e del contesto imprenditoriale del paese”.

 

 

 

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