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PINK FLOYD: un dibattito sempre aperto

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E’ cosa recentissima la messa in commercio del box THE EARLY YEARS 1965-1972. Se le date hanno una loro valenza, quest’ultima emissione ci dice che sono passati oltre cinquant’anni dal giorno in cui Roger Waters e compagni hanno fatto la loro comparsa su questo pianeta. Eppure, ancora oggi c’è un dibattito aperto tra chi sostiene che i veri Pink Floyd sono quelli con Syd Barrett e chi l’esatto contrario.

Basterebbe ciò a farci comprendere quanto forte sia stato l’impatto del “Diamante Pazzo” nell’immaginario collettivo, attraverso una manciata di singoli, e di fatto, con un solo album da protagonista. Poi, la storia musicale e commerciale della band ci racconta ben altro. La passione per il cinema li ha visti coinvolti nello strano rapporto con Michelangelo Antonioni per Zabriskie Point, il conseguente coinvolgimento con i film More (che in italiano è Di più ancora di più) e La vallée, fino a realizzare la più grande stravagante idea del rock di sempre, Pink Floyd at Pompeii, il film documentario che diventò l’anti-Woodstock, senza spettatori e alla sola presenza di tecnici, cavi e luci. Una pellicola epocale, densa di umori e sensazioni.

Ma i Pink Floyd sono anche quelli delle copertine dei dischi senza volti, quasi a confermare la loro natura schiva e gelosa del loro privato: cover bizzarre come ATOM HEART MOTHER e ANIMALS, surreali come A SAUCERFUL OF ECRETS, WISH YOU WERE HERE o THE DIVISION BELL, o semplicemente iconiche come THE DARK SIDE OF THE MOON, fino all’impenetrabile “muro” di THE WALL innalzato da Roger Waters, ci dicono questo. Sono dischi senza apparente identità, conditi di misticismo, tensione, disillusione, e ancor più, ricchi di una straordinaria musicalità. Una musicalità che nonostante i cambi di generazioni mette i Pink Floyd sul tetto del mondo.

La loro forza creativa e comunicativa è stata capace di sbarazzarsi e superare la forte crisi del progressive della prima metà dei Settanta e sopravvivere allo tsunami del punk. I Pink Floyd osservano dall’alto e tirano dritto, pur con qualche sbavatura e nonostante le tensioni e la crisi generata da Roger Waters con il resto del gruppo, fino al suo abbandono nel 1985. Superate le beghe legali, rimarranno in pista, di fatto, fino al 1995. La forza mediatica della band nei decenni a seguire cementa la loro celebrità generando nuovi fan.

Pur nella consapevolezza che i Pink Floyd non potranno più esistere, grazie alle meraviglie di THE EARLY YEARS dopo oltre cinquant’anni il dibattito tra i fan rimane aperto, anzi si riapre una volta di più. E chissà per quanti decenni ancora.

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