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TOP 10: dischi Italiani usciti nel 2016

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In 12 mesi, è uscito un botto di roba. Tanti dischi. Mese dopo mese, ve li abbiamo proposti, cercando sempre di selezionarvi il meglio. Adesso, è ora di tirare le somme.

10. Daniele Tenca / LOVE IS THE ONLY LAW

Dopo le tematiche sociali affrontate in Wake Up Nation, il milanese Daniele Tenca torna con un album personale e introspettivo, in cui le dodici battute vanno a braccetto con un songwriting verace e springsteeniano, nobilitato dalle chitarre di Guy Davis. Una bella conferma, fra blues acustico e ruggenti strizzate d’occhio a garage, blues e hard rock.

9. Motta / LA FINE DEI VENT’ANNI

Un esordio di notevole intensità, quello dell’ex leader dei Criminal Jockers, che vive di chiaroscuri e di felici incontri fra melodie e ruvidezze. Il tutto con testi personali che si fanno generazionali, una voce agrodolce autorevole a dispetto dei toni svogliati e una formula evocativa dove la canzone d’autore sposa trame rock più energiche.

8. General Stratocuster & The Marshals / DIRTY BOULEVARD

Già dal nome, un tributo alla chitarra per eccellenza e al suo fratello amplificatore, per una manciata di canzoni che trasudano sangue, sesso e alcol. Merito di una voce, quella di Jack Meille. In gran forma, grida la sua appartenenza a un’arte generata dai vapori di una bottiglia di Jack Daniels scolata tutto d’un fiato.

7. Giorgio Canali / PERLE PER PORCI

Tredici canzoni scavate dal repertorio italiano degli ultimi 350 anni e a cui Canali è particolarmente affezionato, in gran parte estratte dagli oscuri meandri dell’underground. Un cover album che suona come un originale, con la chiara impronta stilistica di chi lo ha realizzato.

6. The Zen Circus / LA TERZA GUERRA MONDIALE

L’idea è quella di parlare dei problemi della quotidianità, delle difficili relazioni interpersonali (senza voler suggerire soluzioni) e gli Zen Circus la mettono bene in atto, con testi in italiano che riescono perfettamente a incastonarsi in un sound sospeso fra la tradizione popolare rock-indie internazionale. In alcuni casi (Non voglio ballare), sembra di essere dalle parti di un grande e originale artista come Lucio Dalla, in altri (la caustica Pisa merda) è l’insistente basso di “Ufo” Massimiliano Schiavelli a condurre una danza che profuma di alternative armonie d’oltreoceano e, in particolare, di Pixies.

5. Nosound / SCINTILLA

Un album speciale, con cui l’autore si svela al proprio pubblico come non aveva mai fatto in precedenza, partendo dai mirabili risultati raggiunti con AFTERTHOUGHTS e arricchendo la visione con arrangiamenti adulti, influenze shoegaze, un’interpretazione moderna del post rock e passaggi dotati di eccezionale fervore cinematico.

4. Litfiba / EUTOPIA

Al netto delle possibili osservazioni sull’effetto di “già sentito” e sull’eventuale retorica dell’approccio combat, EUTOPIA non offre il fianco a critiche e sarà ben accolto da chi continua ad amare, i riferimenti sono quelli, EL DIABLO e TERREMOTO. La scrittura è, nel suo genere, (quasi) sempre valida con punte di eccellenza, il sound è vigoroso, graffiante e organizzato con perizia (notevoli le tastiere), i testi in linea con il mood, l’incisione dal taglio “classic rock” efficacissima.

3. The Winstons / THE WINSTONS

La direzione musicale di Enrico Gabrielli (Calibro 35) espande con arrangiamenti sontuosi il suono del trio in un fascinoso impasto che evoca le teiere volanti dei Gong, le metafisiche lande grigie e rosa dei Caravan, i respiri melodici dadaisti dei Soft Machine, con un pizzico di krautrock e un tocco di fuido rosa a completare
la ricetta.

2. Afterhours / FOLFIRI O FOLFOX

Complessivamente, opera non immediata né tantomeno convenzionale, che vive di istinti e riflessioni, di densità e intensità, di inquietudini, di una voglia disperata di vedere la luce – che c’è – alla fine del tunnel. Un’opera autentica, senza trucchi né inganni, travolgente nel suo convulso rincorrersi di stimoli e visioni; destinata a fraintendimenti, come di norma accade quando si ha a che fare con qualcosa di grande, e proprio per questo ancor più ricca di motivi di interesse.

1. Marlene Kuntz / LUNGA ATTESA

Il disco più rock del loro percorso recente: un assalto in dodici tracce che, pur concedendosi deviazioni più morbide e avvolgenti (ma non prive di spigoli), dispensa qualità e feeling, ribadendo il ruolo eminente del quartetto nel gotha del rock nazionale. Rock d’autore, è ovvio.

Nell’ultimo numero di Classic Rock, il #50, potrete trovare questa ed altre classifiche. Per chiudere in bellezza il 2016, e fare il punto sui dischi da ricordare. In edicola dal 23 dicembre!

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