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LEONARD COHEN: il primo accordo


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Spesso, una vita intera è condizionata da un episodio. Così per Leonard Cohen, che seppellì la prima cosa che scrisse in vita sua. Nel 1944, dopo la morte del padre, scucì uno dei suoi papillon, e vi inserì un bigliettino, per poi nasconderlo sotto la neve, nel suo giardino a Montreal.  Era soltanto un ragazzino di nove anni.

“Per certi versi, una srota sorta di funerale privato, con la parola scritta in luogo di una visibile espressione di dolore. Il bigliettino garantiva anche un legame con il padre: ogni volta che avesse composto qualcosa, Leonard avrebbe ristabilito il contatto. Una fusione di arte e sacramento. Rito e scrittura.”

La morte del padre, ha segnato tutta la vita del giovane Cohen, fissando i punti chiave della sua arte e del suo modo di fare musica, d’altronde, lui stesso ha detto: “La privazione è la madre della poesia“. Fu proprio la perdita, con quella morte dolorosa, a spingerlo in un’infinta ricerca.

“Psicologicamente, la morte del genitore fu per Cohen una liberazione e gli permise di seguire i suoi interessi senza ostacoli; fu però anche una prigione, perchè lo costrinse in qualche misura al ruolo di capofamiglia. […] Quel biglietto nel papillon fu il talismano portato lungo una vita intera. ‘Ho scavato per anni, cercandolo. Forse ho fatto solo questo nella mia vita, ho cercato quel biglietto.‘.”

Il cantautore canadese se n’é andato il mese scorso, il 7 novembre, all’età di 82 anni.

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