Home»Articoli»JOHN LENNON: Dieci canzoni di protesta

JOHN LENNON: Dieci canzoni di protesta


15
Condivisioni
Pinterest Google+

John Lennon è sempre stato un radicale nei Beatles, ma la sua vera esplosione politica è avvenuta soltanto nel momento in cui se n’é andato.

L’avvento della carriera da solista di Lennon, nel ’69, è coinciso con la sua totale immersione in un movimento pacifista, contro la guerra, pro ai diritti umani, e a favore di altre cause radicali. In accordo con la sua opposizione al coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam, la sua musica riflette questa posizione di polemica. Si trovò anche per questo motivo, ad essere in conflitto con le autorità, l’FBI lo tenne sotto stretta sorveglianza, aprendo un fascicolo su di lui e le sue attività, considerandolo una minaccia nazionale. Dal canto suo, Lennon, diffuse motti di pac, attraverso i suoi brani di protesta: Give Peace A Chance o Power To The People. Una volta, disse: “Ora ho capito cosa devi fare. Comunica il tuo messaggio politico e condiscilo con un po’ di miele.

Queste sono le dieci canzoni più ribelli di John Lennon.

10. Attica State, 1972

Per la prima volta il John Sinclair Freedom Rally, all’Università del Michigan nel dicembre del 1971, fu un’amara condanna al sistema guidiziario americano, scatenata un paio di mesi prima, quando le rivolte carcerarie dell’Attica State di quel periodo lasciarono 43 morti. Lennon si batte per delle migliori condizioni di vita, appellandosi ad un mandato più ampio: “Come togheter, join the movement / Take a stand for human rights.“: prendete una posizione a favore dei diritti umani.

9. Woman Is The Nigger Of The World, 1972

Yoko Ono, in un’intervista del 1969, disse proprio così: “Woman is the nigger of the world“. Una dichiarazione che non passò inosservata, e divenne la base per una delle canzoni più controverse di Lennon. La sua tesi centrale – con l’uso di un insulto razzista per fare un parallelo con una disuguaglianza di genere – non convinse le stazioni radio, e anzi, gli fu vietato di trasmetterla.

8. John Sinclair, 1972

L’allineamento di Lennon da scrittore, a politico e attivista, al manager degli MC5, John Sinclair, fu reso esplicisto quando, quest’ultimo, fu accusato e condannato a dieci anni di prigione per il possesso di marijuana nel ’69. Lennon, decise di organizzare un concerto di solidarietà, così che la Corte Suprema del Michigan finì per invalidare la senteza e scarcerare Sinclair. La canzone, fu scritta per l’occasione, e inserita nell’album Sometime in New York City, del ’72, ma è ricordata proprio per la performance live di un anno precedente, durante il “Free John Sinclair Concert“.

7. Bring On The Lucie (Freeda People), 1973

Questo pezzo, ferocemente anti-Vietnam, agisce come un rifiuto categorico alla politica egoista. Lennon offre una delle sue più appassionate performance vocali: “Mentre fate un passo falso e scivolate giù dalla collina, sul sangue della gente che avete ucciso. / Basta uccidere (liberate il popolo, ora)!

6. Power To The People, 1971

Spinto dal riff di sax di Bobby Key, e un coro gospel guidato da Rosetta Hightower, la prima chiamata radicale di Lennon all’azione, è stata scritta in seguito ad un colloquio con il giornale marxista, Red Mole. Il messaggio era semplice e conciso: “Dì che vuoi una rivoluzione / Dobbiamo continuare subiuto / Beh, mettiti in marcia / E in mezzo alla strada / Cantando: potere al popolo!

5. Happy Xmas (War Is Over), 1971

Rinunciando ai soliti luoghi comuni di stagione, Lennon ha colto l’opportunità del Natale per diffondere un messaggio di pace e lanciare una campagna di affissioni per protestare contro la guerra in Vietnam. Guidata dal semplice slogan: “La guerra è finita! Se lo vuoi.” Un messaggio universale veicolato attraverso una canzone, che, nelle intenzioni di Lennon, avrebbe permesso all’uomo di rendersi conto di essere responsabile, e di poter scegliere di fermarsi in qualsiasi momento.

4. Working Class Hero, 1970

La guerra di classe, fornisce l’impulso per il commento bruciante di Lennon sulla natura repressiva del potere istituzionale. Una critica consegnata in toni forti, con una chitarra acustica, e allusioni all’infanzia infelice di Lennon, senza dimenticare il suo lamento verso un mondo soffocato dalla conformità.

3. Give Peace A Chance, 1969

Il primo singolo di Lennon da non-Beatle, è stato registrato in una stanza d’albergo a Montreal, quando lui e Yoko lottavano per la pace dal loro letto. E’ diventato in brevissimo tempo un inno politico, cantanto da mezzo milione di persone, anche durante un raduno no-war a Washington.

2. Imagine, 1971

I detrattori tendono a respingere Imagine, come un inno di una rock star agiata in un’immensa ricchezza, eppure propone un’idea radicale, che sta molto a cuore a Lennon. Ispirato da Cloud Piece, una poesia di Yoko, Lennon evita qualsiasi slogan a buon mercato, preferendo ad un mondo fatto di confini, un mondo senza religione, in cui la gente può soltanto concentrarsi alla pace e ad andare d’accordo in armonia.

1. Gimme Some Truth, 1971

John Lennon scrive questo testo contro Richard “Tricky Dicky” Nixon, un’invettiva potente e ad effetto. Nixon è profondamente detestato dal cantante, per aver favorito i fatti intorno alla Guerra in Vietnam, e in questa canzone è più che evidente: per questo, Nixon, cercherà di farlo espellere in tutti i modi dagli Stati Uniti, anche servendosi dell’FBI, che lo terrà sotto strettissima sorveglianza. “Sono nauseato a morte di sentire idiozie da ipocriti, frustrati, limitati ed ottusi, / Voglio solo la verità ora, / Datemi solo un po’ di verità ora.

Fonte.

Commenta Via Facebook