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THE CLASH: la storia di London Calling


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E’ una delle immagini più iconiche del Punk, e allora perché la fotografa Pennie Smith non vuole parlarne?

Senza farne dell’ironia, l’immagine più iconica degli anni ’70 non è nata con attento concepimento negli studi di Hipgnosis, ma da un momento di istintiva attitudine al rock’n’roll, catturata senza alcuna premeditazione. Due sono le persone responsabili della suggestiva immagine impressa in bianco e nero su London Calling dei The Clash. Il primo è Paul Simonon, che è immortalato durante l’esibizione al Palladium di New York, il 21 settembre 1979. 

Lo spettacolo andò abbastanza bene” ricorda “Ma per me, semplicemente non funzionava, quindi suppongo di averlo dimostrato distruggendo il basso. Se fossi stato intelligente avrei utilizzato il basso di ricambio, che non era buono come quello che ho fracassato. Se mi guardassi indietro, avrei sorriso un po’ di più.

La seconda persona responsabile, fu la fotografa inglese Pennie Smith, che si era fatta un nome durante le riprese per NME che hanno accompagnato i Clash durante il loro tour degli Stati Uniti. Nonostante i riconoscimenti ricevuti per il suo scatto, Smith inizialmente non voleva essere ricordata per quella fotografia, a suo parere leggermente fuori fuoco. Tutt’oggi, la sua reazione è piuttosto tiepida rispetto alla sua più nota fotografia.

E’ molto piacevole essere lodata, ma non posso vedere quella foto.” ha raccontato Smith nel 2003. “E’ stata utilizzata in varie forme, così tante volte, che è diventata un po’ come una carta da parati. Di tutte le foto che ho scattato dei Clash, ne preferisco molte altre, per le più svariate ragioni. Sì, mi piace quella foto, ma è passato tanto tempo. Ci sono altri scatti spontanei che mi riportano alla sensazione viscerale che avevo in quel momento, forse un backstage strano, o forse delle foto che non avete mai visto prima.

Mentre è stato probabilmente un caso a far sì che la copertina di London Calling ricordasse i The Who, c’era un deliberato riferimento al tipo di caratteri, ai colori, e al layout del lettering, all’omonimo album di debutto di Elvis Presley del 1956. “Quando il record di Elvis è stato pubblicato” racconta Simonon, “Il rock era piuttosto pericoloso. E suppongo che pubblicando il nostro disco, abbiamo fatto una mossa altrettanto pericolosa.

 

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Fonte.

 

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