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NICK CAVE: con One More Time With Feeling, affronta la tragedia della perdita del figlio


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Il regista di ‘One More Time With Feeling’, Andrew Dominik, non aveva intenzione di oltrepassare il confine immortalando il dolore di Nick Cave per la tragica perdita del figlio Arthur.

Il regista Andrew Dominik ha ricordato il peso dell’essersi preso la responsabilità di girare lo straziante documentario su Nick Cave, ‘One More Time With Feeling‘.

Il film, cattura il dolore del cantante e il percorso svolto per venire a patti coi sentimenti e la morte del figlio adolscente, Arthur; morto in tragiche circostanze, cadendo da una scogliera lo scorso anno. Il film, include materiale inedite, interviste, filmati, che approfondiscono il tragico sfondo della scrittura e della registrazione del suo ultimo album, Skeleton Tree.

Domink, ha raccontato, che il film è stato concepito come un modo per Cave di raccontare alla gente della sua perdita, senza dover affrontare la pressione mediatica direttamente, utilizzando piuttosto ‘un’opera di intrattenimento’. Il modo in cui il progetto ha incontrato le persone è stato del tutto inaspettato.

Ha raccontato a Rolling Stone: “Sentivo tremendamente la responsabilità di questo progetto, perchè era la sua tragedia, il suo denaro, il suo record, e ho dovuto realizzare qualcosa di coerente, non ero sicuro che sarebbe stato possibile.

La più grande preoccupazione che avevamo era, c’è qualcosa di terribile nel fare un film incentrato su un dramma del genere? In qualche modo stiamo sfruttando la morte di Arthur per vendere dischi? E c’era l’enorme paura, che il film avrebbe, in qualche modo, svalutato o ridotto la tragedia. Ci sono state moltissime discussioni sul tracciare una linea di confine fra un ritratto legittimo di famiglia e arrivare al punto di materializzarne il dolore. Dal momento che non sapevamo dove fosse quella linea, il modo migliore per affrontare il problema è stato quello di essere onesti circa la nostra confusione. Nick si è interessato a questo proposito.

Nonostante tutti questi timori iniziali, Dominik crede che il documentario sia un tributo onorevole alla memoria di Arthur, interessante anche dal punto di vista cinematografico. E aggiunge: “Era un ragazzo molto coraggioso. Sento che se Arthur fosse vissuto più a lungo, avrebbe lasciato qualche segno tangibile nel mondo. Il film è stato un modo per dire ‘Qui c’è stata questa persona, non è una cosa astratta. E’ una persona che ha lasciato un vuoto incolmabile dietro di sé’“.

Fonte.

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