Home»Articoli»LED ZEPPELIN: la legge di Peter Grant

LED ZEPPELIN: la legge di Peter Grant

16
Condivisioni
Pinterest Google+

Il direttore dei Led Zeppelin, Peter Grant, ha governato l’intera industria musicale, prima di entrare in una spirale di depressione e droga.

Quando Peter Grant stabiliva qualcosa, diventava legge per le persone“, ha detto l’ex addetto stampa Led Zeppelin Bill Harry, “Chiunque era visibilmente terrorizzato davanti a lui. Aveva questo immenso potere di proiettare la sua forza. Ma in realtà, era come un orsacchiotto di peluche.

 Due aspetti di un uomo straordinario, che ha guidato verso il successo i Led Zeppelin, che sono inspiegabilmente contraddittori fra loro. Eppure, questi aspetti, sono cruciali per la storia della più grande rock band del mondo, il loro declino, successivo all’ascesa, sono tutti da attribuire alla caduta di Grant. Com’è stato possibile che un uomo con una tale figura di comando, così influente, come il loro manager, abbia perso la presa sulla fama e il successo? La morte di Grant, nel 1995, a 60 anni, è avvenuta circa quindici anni dopo la scomparsa degli Zeppelin nel 1980. Ma i semi di questo declino, sono stati gettati molto prima, già durante quell’era frenetica degli Zeppelin, quando ancora governavano il mondo del rock e Grant faceva le regole.

petergrand-ledzeppelin

Peter Grant era un colosso, che ha gestito la sua amata band con forza e coraggio. Nonostante intimorisse, come molti hanno scoperto, possedeva anche un lato umoristico e brillante; il suo fascino spesso ha disarmato le persone più di quanto abbia fatto la sua rabbia. Il matrimonio fra gli Zeppelin e Grant è stato un matrimonio in paradiso. Naturalmente, la band non si è basata unicamente sulla figura del suo promotore, era la loro musica a ispirare, e sempre la musica li ha portati fin nei teatri, negli spettacoli, elevandoli a superstar, in una specie di stato di grazia. Ma Grant ha abbinato il loro impegno musicale alla propria energia.

Sono state le esperienze di una vita che hanno permesso a Grant di gestire un attività tanto magistralmente. Nato il 5 aprile del 1935, venne cresciuto dalla madre a sud di Londra. Durante la seconda guerra mondiale condusse una vita da sfollato, negli anni immediatamente successivi invece, iniziò una serie di lavori saltuari. Un’attrazione particolare al mondo dello spettacolo lo portò a diventare macchinista a teatro, atterrando poi direttamente con diversi ruoli in film degli anni ’50.

Ha anche lavorato come portiere al famoso bar 2Is di Soho, dove è iniziata la carriera di un certo numero di gruppi, e lì ha incontrato il suo futuro socio in affari, il produttore discografico Mickie Most. Il lavoro successivo fu quello di fare il tour manager per Chuck Berry, Gene Vincent e Little Richard. Grant servì il Servizio Nazionale a 18 anni, come un ex caporale: sapeva bene come trattare. Dopo aver lavorato come promoter per Don Arden (che poi sarebbe diventato il direttore, fra gli altri, dei Black Sabbath), Grant passò alla gestione. E nel tour dei The Yardbirds negli Stati Uniti, strinse amicizia con Jimmy Page. Quando il gruppo si sciolse nel 1968, Grant contribuì a formare i nuovi Jimmy Yardbirds, che poi presero il nome di Led Zeppelin.

Grant era un uomo abile, scaltro e persuasivo: portò gli Zeppelin a firmare un lucroso contratto di cinque anni per la Atlantic Records. Sembra incredibile, ma l’Atlantic, non aveva nemmeno mai visto la band suonare. I rapporti che riuscì ad instaurare dietro le quinte divennero leggendari, chiunque si imbattesse nelle sue roventi telefonate a suon di urli, vide tremare la propria scrivania. Grant è sempre stato in sovrappeso, soffrì a lungo di mal di schiena, e questo certo non aiutò mai il suo temperamento irascibile.

Ma c’era molto di cui sorridere: le vendite salivano, i tuor si esaurivano. Alla fine, tutto quello per cui Grant aveva lavorato, era giunto a compimento. Lui tirava le fila della band e la band trainava le folle: così i Led Zeppelin diventarono la più grande band del pianeta nella scena rock.

Temuto, amato e rispettato in egual misura, Peter Grant sembrava l’uomo del destino. Ma poi, al culmine del successo degli Zeppelin, ecco che iniziò un processo di collasso e degrado. Gli eventi cominciarono ad accumularsi, tanto che fecero vacillare la fiducia di Grant. In primo luogo, nell’agosto del 1975, Robert Plant e la sua famiglia rimasero feriti in un incidente stradale, in vacanza sull’isola greca di Rodi. Come risultato, Grant dovette annullare il tour mondiale previsto, e confessò segretamente ai colleghi: “Questa potrebbe essere la fine dei Led Zeppelin.” Con la band fuori dai giochi, tornò a vivere in una casetta in affitto in America, dove, in preda a tentazioni che normalmente aveva evitato, iniziò a sperimentare farmaci che si aggiravano nella scena rock. Sotto stress, dolorante, in preda a sbalzi d’umore, divenne sempre più imprevedibile.

Preoccupato per le minacce di morte che assillavano la band, iniziò ad assumere guardie di sicurezza, con tanto di pistole. L’atmosfera di festa di un tempo venne sostituita da qualcosa di sinistro: mentre si affrontavano i problemi finanziari dovuti alla sicurezza, iniziò a trascurare tutti i suoi affari di famiglia. Divenne più aggressivo, così che la gente iniziò a diffidare di lui. La filosofia di Peter era molto semplice: o eri un amico, oppure sicuramente un nemico, nessuna sfumatura di mezzo.

La grande ricchezza accumulata con gli Zeppelin si dimostrò un’arma a doppio taglio per Grant, riempì la sua abitazione di arazzi, e mobili antichi, una serie di suppellettili che nascondevano l’incredibile solitudine della moglie: mentre il marito se ne stava a zonzo, con tutto il bel mondo e il circo del rock’n’roll, lei lo aspettava in un enorme casa. Gli Zeppelin, misero a durissima prova il suo matrimonio. Gloria, la moglie, era particolarmente infelice: il marito si era preso una casa in affitto a Long Island, presumibilmente, per evitare di pagare le tasse paralizzanti del Regno Unito. Peter ricordò, qualche anno dopo: “Ho avuto qualche problema nel 1975, mia moglie era stufa di tutto. Non era un bel periodo. Ci sono stati problemi di droga con un paio di persone, me compreso. E’ stato davvero difficile, dovetti lasciare i bambini e il mio divorzio iniziò in quel momento.

La vita personale minò la fiducia di Grant, e ne distrusse il morale. Sempre più depresso e ormai caduto in basso, si rivolse alla cocaina, e alla fine si ritrovò a sentirsi sollevato dalla droga.

Nel 1978, i Led Zeppelin, si erano ripresi a sufficienza per portare avanti l’esecuzione e le registrazioni. Ma Plant non era in vena di cantare Starway To Heaven, di nuovo. Nel frattempo la salute di Grant si stava deteriorando, ebbe un lieve attacco cardiaco, soffriva di diabete e perciò gli venne ordinato di non assumere nè alcol nè zuccheri. Fu un periodo buio e cupo. Per il gruppo, vennero programmati due spettacoli speciali per l’agosto nel ’79, sarebbe stata la prima apparizione degli Zeppelin in Inghilterra dal 1975: le aspettative erano alle stelle. Grant si sentiva di nuovo in forma, avendo preso le solite precauzioni. Decise di prendere anche un elicottero per fotografare le dimensioni immense della folla, nel tentativo di registrare i dati di affluenza.

Un amico ricorda: “La sua vita stava cambiando. Peter chiamava sua moglie ogni giorno: un giorno, lei non rispose, e capì che qualcosa stava cambiando. Divenne una persona diversa: fu uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo della musica. Improvvisamente sua moglie scappò, lasciandolo solo. Fu un colpo terribile per il suo ego.” Anche il suo aspetto cambiò, iniziò a sembrare più minaccioso e cupo che mai. Somigliava ad un pirata coi capelli lunghi, coi jeans larghi, le camicie di raso, e un corredo di gioielli e anelli. Anche i rapporti con gli Zeppelin iniziarono a tendersi: quando iniziò a lavorare con loro, avrebbe ucciso per quei ragazzi, avevano un rapporto unico, così stretto che era inevitabile sarebbe diventato claustrofobico. Col quarto album, tutti avrebbero sperato in una boccata d’aria fresca e in un po’ di libertà; invece il loro rapporto divenne malsano. Dopo tutto quel duro lavoro, la personalità di Peter cambiò: la scissione con Gloria non fu altro che l’ultimo chiodo alla sua bara. Era moralmente spezzato, non il solito Peter Grant che tutti avevano conosciuto e amato.

Dopo il divorzio, Grant ritornò alla sua casa padronale. Il rapporto con gli Zeppelin si era ulteriormente deteriorato. L’undicesimo tour dei Led Zeppelin, partì nell’aprile del 1977, un tripudio di concerti, spese folli, alberghi, e la scomparsa del denaro dai fondi della cassa comune. Gli Zeppelin fecero il sold-out al Madison Square Garden e al Forum di LA. Il punto più basso del tour, venne raggiunto a Oakland County Coliseum, vicino a San Francisco, il 23 luglio: il figlio undicenne di Grant, Warren, fu coinvolto in un alterco con uno degli uomini della sicurezza, che fu prontamente picchiato da Grant e il suo personale uomo della secutiry. La prima conseguenza della vicenda, fu l’immediato arresto dei due, inclusi John Bonhman e il tour manager Richard Cole. Venne intentata una causa civile da oltre due milioni, ai danni dell’entourage degli Zeppelin.

Non fu l’unico incidente: durante un pomeriggio, il cattivo umore prese il sopravvento.

Lo spettacolo di Oakland finì per essere l’ultimo spettacolo degli Zeppelin in America. Il resto della band e l’equipaggio tornarono in Inghilterra, i quattro coinvolti nell’episodio della rissa, vennero trasportati sotto cauzione. La causa civile venne poi abbandonata, la pena detentiva e le multe furono sospese.

Bill Graham, più tardi nella sua biografia, scrisse parole molto amare riguardo gli eventi intorno ad Oakland: ‘Non mi piacciono queste persone [Grant, Bindon, Bonham e Cole]. Non mi piaceva la loro influenza sulla società, o il loro potere. Ma allora, gli Zeppelin erano i re del mondo.‘ Quando Grant lesse il giudizio di Graham su di lui, pianse.

Alla fine uscì dal buio per tornare nella luce, ma si trovò di fronte a un mondo del tutto diverso. I suoi figli, Hellen e Warren stavano crescendo, e stavano per prendere strade differenti dalla sua. Robert Plant aveva iniziato una carriera da solista, con una nuova gestione. Jimmy Page non aveva più nemmeno la voglia di suonare la chitarra. A Grant non restò che diventare un eremita, protetto dalle sue guardie del corpo, in un impero ormai crollato.

Alla fine, nel 1990, gettò la droga nel wc, si chiuse in una camera da letto, con caraffe di succo d’arancia, dopo aver lanciato la chiave dalla finestra. Rimase chiuso in quella stanza per quattro giorni. Si mise a dieta, e dimagrì così tanto che nessuno riuscì a riconoscerlo. Vendette il palazzo di Horselunges e si trasferì a Eastbourne, dove divenne un dignitario locale, gli venne persino proposto di diventare magistrato. Evitò con ogni mezzo il business della musica, preferendo raccogliere le auto d’epoca.

Nel settembre del ’95, Peter Grant, venne inserito nell’Albo d’Oro del Forum dei Manager Internazionali a Londra; nel suo discorso d’accettazione si disse grato di aver lavorato con dei così grandi talenti. Due mesi dopo, il 21 novembre del 1995, Peter Grant morì per un attacco cardiaco, durante il viaggio a casa, nella sua auto con il figlio Warren al suo fianco. Il suo funerale si tenne in una gelida mattinata di dicembre, con un vento siberiano a soffiare tutt’intorno. Nessun brano dei Led Zeppelin ad intonare la cerimonia.

Fonte.

Commenta Via Facebook

Post Precedente

STING: in Italia nel 2017

Post Successivo

FREDDIE MERCURY: venticinque anni dal comunicato stampa sulla sua malattia