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PATTI SMITH: una vita legata all’arte

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Tutto comincia nell’estate del ’69. L’estate dell’amore e dei tumulti per le strade, quando un incontro del tutto casuale a Brooklyn porta due ragazzi a vivere una vita sulla strada dell’arte: Patti Smith e Robert Mapplethorpe, avevano vent’anni. In quella stagione d’intensa creatività, l’universo della poesia, del rock e del sesso si intrecciavano continuamente.

Vista da Patti Smith “Era l’estate in cui morì Coltrane… i figli dei fiori levavano le braccia vuote e la Cina faceva esplodere l’atomica. Jimi Hendrix dava fuoco alla sua chitarra a Monterey… e in quell’estate mutevole, per nulla accogliente, un incontro casuale cambiò il corso della mia vita. Fu l’estate in cui incontrai Robert Mapplethorpe.

Robert era un ragazzo giovane e timido, amava la musica, la poesia e ascoltava Dylan. Vivevano d’amore e poco altro; una sera davanti al Whitnet Museum nell’Upper East Side, lui, le disse: “Un giorno entreremo qui insieme e le opere esposte saranno le nostre.” Questo è parte del racconto che Patti ha fatto nel suo Just Kids del 2010, un romanzo che racconta la vita dei due ragazzi, della loro ascensione ad una vita costellata d’arte.

Due anni prima, nel 1967, Patti si trasferì a New York, senza un lavoro o un luogo dove stare, passò l’estate a consegnare curriculum, e il primo ad interessarsi a lei fu proprio il bellissimo Robert. La loro storia andrà avanti, prima come fidanzati, poi come amici, fino all’89, anno della morte di lui. Nel 1968, entrambi si dedicarono all’arte, lei dipingendo, un po’ come Frida Kalho (che amava da sempre), lui dedicandosi alla grafica.
Quando decise di andare a vivere con Robert, la sua salute era già altamente compromessa; dopo diversi spostamenti decisero di stabilirsi al Chelsea, dove il proprietario, usava accettare quadri di artisti di talento per farsi pagare le stanze in cui soggiornavano gli ospiti. In questo modo, entrarono nel circolo di artisti e nell’onda New Wave che sarebbe esplosa di lì a poco. Patti entra così in una band metal della zona di Long Island, i Blue Oyster Cult. Dopo vari incontri che contribuiscono a formare la sua personalità artistica, fra cui Janis Joplin e Jimi Hendrix, ebbe una relazione con lo scrittore Sam Shepard, per poi tornare di nuovo da Mapplethorpe, che gli propose una lettura pubblica delle sue poesie. Accompagnata da Lenny Kaye alla chitarra, l’esperienza fu un successo: il passo successivo sarebbe stato quello di fondare una band, cui il primo disco sarebbe stato Horses, nel 1975. Oltre l’onda New Wave di quel periodo, il disco riaccentra il rock, con un energia musicale potente e al contempo solenne, coronata da testi originali. Non c’è violenza, soltanto pura energia.

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Bastarono questo e pochi altri momenti per definire la sua carriera, lei che fino all’anno prima non sapeva se sarebbe diventata una cantante, una poetessa o una pittrice, alla fine decise di essere tutte queste insieme. E anzi, furono proprio le esperienze di quegli anni, a cavallo fra anni ’60 e ’70, in una New York così vitale, a decidere per lei. I testi e le canzoni le attraversavano il corpo per poi esprimersi ed esplodere nella sua voce; la mimica facciale, come se fosse posseduta dal brano e dalla melodia. In tantissimi, uomini e donne, cercheranno di imitarla.

Vi abbiamo raccontato la sua storia, i suoi amori e le sue brucianti passioni artistiche. In un meraviglioso articolo su Classic Rock #49, in edicola dal 27 novembre. Non perdertelo!

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