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AEROSMITH: come’è nato Toys In The Attic

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Midtown Manhattan, gennaio 1975. Nelle prime ore del giorno, cinque magri, irsuti, giovani sono perfettamente allineati lungo la linea gialla in mezzo all’8th Avenue. Sbuffano nell’aria fredda e ridono nervosamente tenendo gli occhi aperti per controllare eventuali rapinatori, hanno tutte le ragioni per essere diffidenti. New York negli anni ’70 era piuttosto pericolosa, oltre mille omicidi e ottantatremila rapine. Nonostante tutto però, la sporcizia e i fallimenti, New York era il miglior posto sulla terra, e cosa più importante, era l’ultimo banco di prova per una rock band in ascesa come gli Aerosmith.

Joe Perry ricorda a Classic Rock Magazine: “Avevo solo un paio di chitarre allora, e ho sempre portato la mia preferita con me, una Les Paul. Volevamo passeggiare lungo la strada alle quattro o alle cinque del mattino, perché era comunque il posto e il momento più sicuro. Non volevamo camminare vicino ai vicoli bui.” Il business musicale aveva i suoi vicoli bui e le sue vittime, le band dovevano adottare una strategia simile a quella adottata sulla strada. Dopo il 1973 il debutto non fu all’altezza delle aspettative delle etichette, vendendo solo 30.000 copie, hanno vissuto in limbo, chiedendosi se la Columbia Records fosse, in effetti, adatta a loro.
Sono stati in tour senza sosta, come degli “zingari posseduti” racconta Tyler. Le loro canzoni sono migliorate. Lungo la strada hanno vinto le loro paure e conquistato i fan. Si sono sentiti in competizione con band come i Kiss, i Black Sabbath o gli Slade. Il bassista Tom Hamilton: “Ci sono un sacco di band che mi piacciono, e ora li rispetto; ma allora tutto quello che riuscivo a pensare era vederli come concorrenti”.

Prima che il secondo album degli Aerosmith fosse dichiarato “non pronto” dal produttore Bob Ezrin, la band aveva raddoppiato le vendite e gli show con spavalderia. Get Your Wings, il secondo album degli Aerosmith, uscì nel marzo 1974 per la Columbia Records, colpì nel segno abbastanza bene tanto da aumentare le aspettative per il terzo record.

Quarant’anni dopo, il fantomatico terzo, Toys In The Attic, si distingue come una pietra miliare. E’ l’album che più li ha consacrati in superstar. Con oltre otto milioni di copie vendute e successi del rock classico, i brani contenuti suonano ancora incredibilmente vitali. Toys In The Attic è la distillazione perfetta dei riff di chitarra degli Aerosmith, uno dei primi album che issa con onore la bandiera americana nel pantheon del rock, accanto a quelle dei loro eroi. “Toys, contiene alcuni delle canzoni più importanti che abbia mai scritto” dice Perry. “Ha reimpostato tutta la musica precedente e ha permesso alla band di lavorare su tutti gli anni a venire, rimodellando il nostro sound e infondendoci un incredibile quantità di fiducia.
L’autostima creata durante il tour è servita per il lavoro in studio. “Stavamo suonando in posti più grandi con folle triplicate.” Continua Perry: “Detroit, Cincinnaty, Cleveland. Ci sentivamo come se potessimo conquistare il cuore dell’America, e il resto del paese ci avrebbe seguito. Attraverso il tour abbiamo capito quali canzoni potevamo migliorare. E in termini di compositore, iniziai a pensare: ‘Se fossi seduto fra il pubblico, cosa vorrei sentire?’. Perciò abbiamo dato una nuova attenzione alle canzoni che sono poi finite in Toys.

Le date finali del tour nel dicembre del ’74, sono state tre spettacoli tutti sold-out a Boston. Dopo una pausa e le vacanze, la band ha trascorso una settimana con il produttore Jack Douglas in un ex fienile nel Massachussets e riordinare le idee e le canzoni.
Jack era come un sesto membro della band”, dice Perry. “Aveva delle grandi orecchie, ed era molto incoraggiante”.
Sapeva come essere autoritario, ci diceva quello che pensava veramente e ci aiutava a cercare nuovo materiale”, aggiunge Hamilton. “Ci ha sfidato a fare del nostro meglio. Al contempo aveva un umorismo folle, e tutto il processo è stato molto divertente.

Arrivarono a New York in mezzo a ciò che Steven Tyler ha definito “Una palla di gelo, invernale e agghiacciante”, e iniziarono a preparare Toys In The Attic alla Record Plant nella seconda settimana del gennaio 1975. “La Record Plant era come un terreno consacrato” dice Perry, “E’ stata la prima tappa musicale per tutti quelli che sono stati ‘nessuno’. Era il luogo in cui era nato il rock. Mick si era seduto lì, Jimi si era seduto lì e anche Janis.
Avevi il bagno di Jimi Hendrix, con gli specchi sul pavimento, il soffitto e le pareti.” Hamilton conclude con una risatina “E poi c’era la chitarra di John Lennon, qualcuno doveva aver sfidato quel liutaio nel vedere quanto più grande poteva realizzare una chitarra. Insuonabile, ma divertente da vedere”.

La Record Plant era coma la discoteca più cool che avessi mai visto” ricorda l’ingegnere Jay Messina. “La moquette di peluche, le luci soffuse. L’atmosfera era totalmente elettrica . Sapevo di voler lavorare lì!”.
Il mio approccio di base è stato quello di catturare l’energia degli Aerosmith”, dice Messina. “Trovare il momento giusto nel nastro è molto più importante di tutte le tecniche di registrazione. E con la voce di Steven è stato tutto molto più facile. Ha sempre avuto questo vantaggio naturale. La sua voce tagliente, l’atteggiamento e il fraseggio. […] Ci sono così tante cose che si possono fare per correggere una voce, ma finirebbe per suonare sterile, allora, è senza la rete di sicurezza, che i cantanti sono sul pezzo. E Steven lo era.

E poi c’erano quei suoni di chitarra mostruosi. La Record Plant aveva un amplificatore “Una cinquantina di watt, Fender Twin del 1950” ricorda Perry. “Ogni chitarrista passato da lì aveva suonato con quell’amplificatore. Aveva un suono sorprendente. Naturalmente non si trattava tanto dell’amplificatore né della chitarra, tanto quanto chi la stesse suonando.” Continua “La cosa divertente: un amico mi stava aiutando a costruirmi un mio studio, e quando la Record Plant chiuse, fui in grado di comprare proprio quell’amplificatore, che mi è servito nel corso degli anni. Averlo in casa è stato speciale. Ho suonato le mie parti per Walk This Way e Same Old Song And Dance con quell’amp!
Come l’amplificatore, i ragazzi degli Aerosmith erano dei battaglieri. Lavorarono 16 ore al giorno, sei giorni la settimana, fino alla fine di febbraio.

Una sera ci siamo sentiti in dovere di fare una pausa, così i ragazzi andarono a vedere Young Frankenstein. Io l’avevo già visto. Quando tornarono erano tutti a ridere e Jack stava facendo l’imitazione di Marty Feldman come Igor, dicendo: ‘Walk This Way’, qualcun altro disse: ‘Ehi, sarebbe un grande titolo per una canzone!’ Steven afferrò carta e penna, scappò e tornò due ore più tardi con un testo.” Ha raccontato Perry in merito a Walk This Way.
Tyler lo ricorda in modo diverso: “Mi piacerebbe dire di aver finito la canzone la notte della prima sessione. Tenevo nella borsa tutti i tescti scritti per l’LP. Arrivammo quel giorno in studio alle quattro del pomeriggio, uscendo dalla cabina mi resi conto di aver dimenticato la borsa in macchina. Era andato. Due ore più tardi andai al piano di sopra. Mi sedetti sui gradini con la mia penna e scrissi le parole di Walk This Way. Ho riscritto ogni riga, le parole vennero tutte spontaneamente. Non ho più rivisto quella borsa comunque.

Una delle caratteristiche di un classico è che si riconosce dalle prime battute, ciò che Steve Tyler definisce “Scivoloso, viscido e melodicamente delizioso”, così fu l’intro di Sweet Emotion, il pezzo col più grande riff di basso di tutti i tempi.
Mi ricordo sul tetto di casa mia, a fumare un po’ d’erba, raccolsi il basso” dice Hamilton “e l’intro spuntò fuori da sé. Cominciarono a venirmi alcune idee per la chitarra. Ma ero timido e mi vergognavo a portare le mie idee alle prove. A New York, avevamo finito le tracce di base, e avendo un giorno in più in studio Jack disse: ‘Qualcuno ha altre idee che ancora non abbiamo provato?’ alzai la mano e iniziammo a lavoarci. Abbiamo iniziato a lavorarci il giorno stesso. […] un mese dopo l’album era finito. Quando sentii la versione finale di Sweet Emotion non mi resi conto che sarebbe diventata una delle nostre canzoni più popolari. Fu una grande emozione.
Nonostante il titolo, il testo ha trovato Tyler in “modalità d’attacco”. Quando non erano in tour nei primi anni ’70, Joe e Steven erano compagni di stanza. Poi Joe si spostò per stare con la sua ragazza Elyssa. “Ero arrabbiato con Elyssa, rubò il mio amico, il mio partner del crimine!” ricorda Tyler “E’ stato come perdere un fratello, ero geloso del nostro canticchiare insieme. Così ho messo tutto questo in Sweet Emotion.
‘Lei parla di cose che non interessano a nessuno /indossa le cose che nessuno indossa’: si riferiva direttamente ad Elyssa.

La cocaina faceva parte del regime quotidiano per la maggior parte delle band degli anni ’70. La band aveva “riunioni regolari” in studio ogni volta che aveva bisogno di ispirazione.
Hamilton riflette: “Non voglio sembrare pro-droghe o altro, ma c’è qualcosa nel sentirsi in alto che ti fa guardare le cose in modo diverse. Quel momento può essere relativamente breve, quando l’erbaccia ti sta aiutando si entra in un diverso stato d’animo. Ma con la cocaina è diverso. Non mi è mai stato diagnosticato il disturbo da deficit dell’attenzione, ma più ci penso, e più credo di averne sofferto. Mi distraevo così facilmente. La cocaina stava avendo un effetto simile al Ritalin (uno stimolante usato per questo disturbo). Credo che ci abbia dato tutta l’energia e la concentrazione. In pochi anni però, è diventata distruttiva. Era terribile. Abbiamo dovuto lavorare duramente per suonare in quello stato. Abbiamo iniziato a fare un sacco di soldi, e lì è stato l’inizio della fine…

Toys In The Attic venne rilasciato l’8 aprile del 1975. Nell’anno di Elton John e David Bowie, i loro principali contendenti sulla terra. Tre settimane dopo aver terminato l’album, la band era già in tour, questa volta lo avrebbero portato a termine a fine anno, concludendo a New York.

Il futuro della band si prospettava, un dipanarsi fra droghe e rotture; la reinvenzione degli anni ’80; la sobrietà; la sopravvivenza; e quest’anno, Aerosmith Rock Donington, un film-concerto di uno spettacolo particolarmente forte. Ma senza Toys In The Attic non ci sarebbe stato nulla di tutto questo racconto.
Eravamo piuttosto inesperti nei primi due album, ma con Toys abbiamo ottenuto un risultato più profondo”, dice Hamilton “Quando lo ascolto, mi ricordo com’è stato stare con la band a New York alla Record Plant. Tutta l’ avventura che c’è stata nel realizzare un album del genere. Per questo è il mio preferito!
Tyler: “Toys è stato l’album che ha fatto sapere agli alieni che eravamo qui. E’ una dichiarazione di longevità, quel record che verrà prodotto e riprodotto anche dopo che sarai morto. Saremo lassù nelle soffitte, insieme alle cose che avete amato e non avete mai voluto completamente dimenticare. E anche gli Aerosmith lo stavano diventando, come i Beatles o i Kinks coi loro testi. Ho visto la ragione di tutta quella follia che stavamo creando.

E’ arrivato nel momento in cui gli album rock ‘n’ roll stavano diventando una parte importante della vita delle persone” dice Perry. “Andare nel negozio di dischi il giorno del lancio, acquistarlo, portarlo a casa, è stato un rito. Sedersi davanti allo stereo e ascoltare ogni canzone, mentre si fissava la copertina per leggerne tutte le note. L’esperienza in generale però è stata molto più grande del record stesso. E questo fa parte del motivo per cui Toys ha avuto successo.

Fonte: http://teamrock.com

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